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Lo smart working non è un affare: boom di spese per le famiglie italiane

Cosa succederà ora, con il ritorno di Renato Brunetta al ministero della Funzione Pubblica, allo smart working? Un tema che è da mesi, per la verità, al centro di un feroce dibattito e che continua a dividere, e parecchio, gli italiani. Se è vero, infatti, che alcuni esperti ne sottolineano i vantaggi in termini di tempo libero guadagnato, non sono mancate le tante lamentele di chi, una volta abbandonato l’ufficio, si è trovato a denunciare l’estensione dell’orario lavorativo oltre i limiti di orario. Complessivamente, un sondaggio condotto da Rete del lavoro agile ha rivelato come sì, gli italiani apprezzano tutto sommato lo smart working, ma vorrebbero proseguire su questa strada solo se si interverrà su alcune problematiche nel frattempo emerse.

Lo smart working non è un affare: boom di spese per le famiglie italiane

Oltre al diritto alla disconnessione, senza così dover lavorare 24 ore su 24, e a una strumentazione adeguata, gli italiani hanno puntato il dito in particolare contro i maggiori oneri economici a loro carico a causa del lavoro da casa. A partire dalle bollette, tema sul quale Il Paragone insiste da tempo chiedendo il taglio di costi fissi a carico delle famiglie, fino ad arrivare alla rinuncia ai buoni pasto. Con il risultato, grottesco, che lavorare da casa si è trasformato in affare tutt’altro che conveniente per i cittadini dello Stivale.

Lo smart working non è un affare: boom di spese per le famiglie italiane

Lo smart working, negli ultimi mesi, è ovviamente cresciuto in maniera esponenziale. Dall’1% del gennaio 2020, quando la stragrande maggioranza dei lavoratori si recava ancora in ufficio, si è passati rapidamente all’87% delle amministrazioni centrali, con percentuali tra il 94 e il 100% per gli enti con più di 10 dipendenti. E ora, con l’avvento del nuovo governo Draghi? Nel settore pubblico, il lavoro da remoto è stato prolungato fino al 30 aprile 2021, segno che le cose non cambieranno nel corso dei prossimi due mesi. Il tutto mentre i sindacati reclamano però un regolamento per evitare dilatazioni dell’orario e oneri maggiori a carico dei dipendenti. Vero che si risparmia sugli spostamenti, ma il bilancio resta comunque negativo, anche perché il calcolo degli straordinari diventa, in questo contesto, difficile e facilmente aggirabile.

Lo smart working non è un affare: boom di spese per le famiglie italiane

Energia elettrica, riscaldamento e connessione continua sono poi un capitolo amaro per chi si trova a lavorare da casa. Un turno di 8 ore porta, secondo le stime, un inevitabile aumento delle bollette di luce e gas, con una crescita complessiva delle spese stimata da Sostariffe.it tra i 145 e i 268 euro l’anno, cifra che aumenta nel caso delle famiglie, che vedono spesso anche i ragazzi costretti a seguire le lezioni a distanza. Difficile immaginare che si possa tornare indietro a breve. Resta l’amarezza per l’ennesima ingiustizia piovuta, nel silenzio generale, sulla pelle degli italiani.

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