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“Le terapie intensive erano solo sulla carta”. La sfida di Camilla allo Stato: “Qualcuno deve pagare per la morte dei nostri cari”

Pubblicato il 12/05/2021 17:50

Le terapie intensive erano solo sulla carta: l’accusa di Camilla Caterina, cittadina molisana, è una di quelle da far tremare i polsi. Durante l’emergenza qualcosa è andata male e questo qualcosa sarebbe costato caro a molti suoi conterranei.

Ma andiamo per ordine. A causa dei disavanzi sanitari, il Molise rientra tra le Regioni la cui sanità è stata, dapprima, sottoposta a Piano di rientro e, successivamente, commissariata. Di conseguenza la gestione dell’emergenza Covid rientrava nelle competenze del Commissario.

“Nel Molise, dall’inizio della Pandemia – ci spiega Camilla – hanno comunicato al Ministero un numero superiore di posti letto presenti all’interno delle terapie intensive. Infatti, anche se nei documenti che venivano trasmessi a Roma ne risultavano 30, nei fatti quelli nelle strutture private che erano 12 e che invece venivano conteggiati, non erano disponibili. Non sono stati contrattualizzati. Mai firmati”.

“Ho iniziato a segnalare quanto stava succedendo nella mia Regione al Ministero della Salute già a novembre del 2020: ‘verificate perchè i  conti non tornano’. I picchi erano iniziati e la gente non aveva accesso alla terapia intensiva. Ho acquisito tutti gli atti dalla Pubblica Amministrazione e questi davano riscontro a ciò che stavo denunciando. Ho pensato che intervenissero e invece… Nulla”.

“Ho inviato diverse segnalazioni e fatto numerosi solleciti, alla Regione e al dicastero, ma nessuno è mai intervenuto. Per ottenere delle risposte degne della gravità della situazione, ho dovuto depositare la denuncia formale con tutti gli atti contro la Regione”.

“La situazione di emergenza Covid-19 avrebbe dovuto far scattare una urgente verifica e il conseguente intervento, ma così non è stato”. La denuncia di Camilla è partita e spetterà alle autorità competenti, probabilmente a un Magistrato, dare una risposta riguardo alle sue accuse.

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