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Le mascherine cinesi di Arcuri: l’indagine riservatissima con “provvigioni sospette”

Si tratterebbe di una “inchiesta importante” e “riservatissima” che interessa cifre notevoli e che è partita grazie a una segnalazione del 30 luglio 2020 inviata all’ Unità di informazione finanziaria della Banca d’ Italia. A occuparsene sono la procura di Roma guidata da Giuseppe Prestipino, il quale ha confermato l’esistenza di questo fascicolo: “Ci stiamo lavorando. Non posso dire altro perché altrimenti violerei il segreto”, e il team dei reati della pubblica amministrazione coordinato dall’ aggiunto Paolo Ielo.

La segnalazione sull’operazione sospetta evidenziava le provvigioni milionarie, “72 milioni” per l’ esattezza, che sarebbero state “incassate dalla Sunsky Srl e pagate dagli uffici di Arcuri per l’importazione dalla Cina di mascherine”, riferisce Dagospia da cui riprendiamo la notizia.  

Ovviamente di mezzo c’è l’onnipresente commissario Domenico Arcuri, il quale ha deciso di acquistare “800 milioni di mascherine”, con un investimento di 1,25 miliardi di euro, da tre ditte cinesi, una delle quali appunto la Sunsky Srl, dell’ingegnere aerospaziale Andrea Vincenzo Tommasi. “Gli accordi parrebbero identici variando solo le date e la carta intestata”, riferisce il giornale. 

Le generose commissioni oltre che da Tommasi, sarebbero state intascate dal suo intermediario “Mario Benotti, il giornalista Rai che per aver messo in contatto Tommasi con Arcuri avrebbe intascato ben 12 milioni di euro”. Nella Sos, segnalazione operazione sospetta, si legge che sembrerebbero sospette, appunto, anche le provvigioni riconosciute a “Microproducts It Srl per quasi 12 milioni di euro a fronte di ricavi nel 2019 di circa 72.000 euro”. La Microproducts, presieduta da Benotti, è controllata all’ 80% da Partecipazioni Spa, di cui il giornalista è fondatore, vicepresidente e «titolare effettivo», come si legge nella segnalazione all’ Antiriciclaggio.

Ma cosa dicono i documenti sul sito del commissario dell’emergenza a proposito di queste commesse per le ditte cinesi? Dagospia riferisce quanto ripreso dal sito: “Il fornitore è stato individuato all’ inizio del mandato del commissario tra i pochi che al mondo tra i pochi che erano in grado di offrire, in modo affidabile, notevoli quantità di mascherine a prezzi per l’ epoca concorrenziali”. Una scusa che ha sempre la stessa cantilena, un “excusatio non petita”, sottolinea Dagospia. 

La domanda che si pongono è se qualche politico o tecnico al servizio del governo ha beneficiato di una fetta delle generosissime commissioni pagate da Pechino? Il giornale online afferma: “Noi nei giorni scorsi abbiamo evidenziato come l’ uomo che ha portato l’ ingegner Tommasi nelle stanze della politica è stato Benotti, ex stretto collaboratore di tre ministri Pd, Graziano Delrio, Sandro Gozi e Giuliano Poletti. Nella segnalazione all’ Antiriciclaggio veniva evidenziato anche un versamento di 53.000 euro in due tranche da parte della società di Tommasi ad Antonella Appulo, ex segretaria dello stesso Delrio e amica di Benotti.”

Mario Benotti, Romano Prodi, Sandro Gozi

Dall’altro lato Alessandro Sammarco e Giuseppe Ioppolo, i legali di Benotti dichiarano: “Siamo svolgendo indagini difensive per scoprire chi possa essere all’ origine del gigantesco abbaglio mediatico riguardante questo appalto, tenuto conto che la fornitura di mascherine realizzata dalle società dei nostri assistiti ha fatto risparmiare allo Stato italiano centinaia di milioni di euro e forse ha scontentato altri soggetti che miravano a guadagni personali anche grazie al trasporto delle mascherine”.

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