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La tragedia di Ravanusa nell’Italia delle condutture datate, con l’incognita controlli

Pubblicato il 13/12/2021 14:34

Un boato improvviso, infernale, che ha dilaniato il quartiere più antico di Ravanusa, in provincia di Agrigento. Una palazzina crollata, in un disastro che ha coinvolto altri tre edifici adiacenti e che ha visto undici persone finire inghiottite dalle fiamme. Il bilancio, ancora momentaneo, è di sette morti accertati, mentre continuano le ricerche dei dispersi. Un dramma che ha visto un’intera comunità finire sotto choc, attonita. Incapace di spiegarsi come nell’Italia del 2021 sia ancora possibile assistere a tragedie come questa.

Eppure, purtroppo, il drammatico episodio andato in scena in Sicilia è direttamente collegato al labirinto delle reti del gas che caratterizza il nostro Paese, dove al solito a far discutere sono controlli e manutenzione. Alle pagine di Repubblica, Corrado Zunino ha raccontato di “una rete di distribuzione lunga 265.920 chilometri, cresciuta solo nel 2020 di 1.885 chilometri: la sua pericolosità è direttamente proporzionale al livello di rischio del territorio italiano, quindi è alta”.

Una rete gestita da 194 società, grandi e piccole, un terzo delle quali è pubblico. La quota maggioritaria spetta a Italgas, che gestisce anche le tubature esplose a Ravanusa, ma hanno numeri importanti anche 2i, A2a e Hera. La rete all’ingrosso conta invece altri 32.647 chilometri. Dati che vanno associati a quelli che descrivono l’Italia come un Paese a rischio di dissesti idrogeologici, tanto da far registrare da solo “i due terzi delle frane in Europa, disastri che hanno interessato complessivamente circa un quinto della sua superficie nel corso del 2018”.

Incidenti connessi alle tubature del gas non sono così rari, in Italia, come dimostrato dagli 11 casi segnalati nel 2019 e dall’inchiesta di Report su tre Comuni (Sabbioneta e Viadana nel Mantovano, Rivarolo del Re nel Cremonese) dove la profondità della stesa dei tubi prevista per legge non era stata rispettata. Un ente ministeriale che gestisca la prevenzione del rischio a livello centrale, però, non esiste e così un ruolo chiave spetta ai singoli Comuni, che devono segnalare l’evidenza di eventuali pericoli. Come scrive Repubblica Italgas, il gestore di Ravanusa, “assicura di possedere una conoscenza precisa del territorio, ma poi invia note in cui rimanda ai Comuni ogni responsabilità su rischi e manutenzione”.

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