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La scuola dichiara guerra ai genitori senza Green pass. Paragone: “Violenza inaccettabile”

Un’Italia in cui i genitori senza Green pass “sono diventati nemici”, ai quali addirittura qualcuno chiede di togliere la patria potestà. Un clima d’odio intollerabile, promosso e rafforzato dal governo Draghi, contro il quale si è scagliato il leader di Italexit Gianluigi Paragone, che ha raccontato alle pagine de Il Tempo di aver dovuto “accompagnare un papà a ritirare la figlia all’asilo. È un papà senza green pass, uno di quelli cui si abbattono gli sguardi di coloro che fino a poco tempo fa erano i genitori delle amichette di Greta”.

“Quel papà – ha spiegato Paragone – oggi è un nemico, contro di lui è persino lecito alzare la voce e minacciare l’intervento delle forze dell’ordine come se si trattasse di un criminale. Mi sono messo accanto a lui per ascoltare e capire: non mi capacito che ad un genitore sia impedito di accompagnare la propria figlia a scuola e andarla a prendere. Lo trovo profondamente ingiusto e violento. Tra l’altro una delle insegnanti della scuola, vaccinata, si è presa il Covid, costringendo così la classe alla quarantena. Pensa il paradosso: loro mi tengono fuori perché possibile untore e poi una di loro s’infetta e diventa il problema”.

Un caso come tanti, con il ritorno dei ragazzi a scuola accompagnato da tante scene simili. Al genitore la scuola ha proposto, come unica alternativa all’affidamento del minore a un accompagnatore, di “aspettare che anche le signore delle pulizia finiscono il turno e a quel punto, scuola completamente deserta, ci riconsegnano la figlia. Alle 18 se va bene”. Paragone si è schierato piuttosto a difesa di chi si ribella “al principio per cui lo Stato chiede un pass per dimostrare di essere di volta in volta un cittadino sano, un lavoratore sano e un genitore sano”.

“E arriviamo così – ha concluso Paragone – al paradosso di un Green Pass meschinamente discriminatorio, dove l’opzione del tampone come alternativa al vaccino è nei fatti una macumba che ti lanciano: costoso, doloroso, a scadenza ridottissima. E, a breve, difficile da ottenere poiché la macchina dei tamponi si ingolferà dal 15 ottobre, provocando situazioni per cui non si potrà andare a lavorare o si tarderà al lavoro visto che le farmacie non reggeranno il carico”.

“Se io diventassi sindaco di Milano – come ho detto più volte – sarà la macchina comunale a gestire i tamponi: gratuiti per tutti, obbligatori anche per i vaccinati negli spazi di giurisdizione comunale, indolori. Una rete di presìdi fissi agevolerebbe l’organizzazione, in attesa della seconda fase, in cui si renderebbe possibile una esecuzione da remoto col telefonino (esempio molto smart di telemedicina). A quel punto non ci sarebbe alcuna discriminazione tra i cittadini e soprattutto si darebbe davvero la libertà di scelta”.

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