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La drammatica truffa del decreto Ristori che esclude tante categorie in ginocchio

di Gianluigi Paragone.

Più che decreto ristori lo avrebbero dovuto chiamare decreto spera in dio, perché ormai questa vicenda dei ristori sta diventando una lotteria: se la fortuna ti assiste allora pigli qualcosa.

Quando eravamo piccoli al bar dell’oratorio prendevamo i boeri – non il Boeri dei vaccini petalosi, perché pure su quello sono riusciti a essere ridicoli – prendevamo i boeri del bar nella speranza di vincere altri boeri o altri premi.
Anche con le mosse di Conte si scarta il decreto e si spera nella fortuna: chissà se piglio qualcosa.

Chi intanto piglia è il suocero di Giuseppe Conte con la norma “salva furbetti-tassa di soggiorno” o nota anche come “norma salva suocero”, della quale il suocero del premier si è subito avvalso con effetto retroattivo.
Così, per uno che piglia, tanti invece non pigliano perché non hanno un Conte in famiglia o perchè sono figli di nessuno. O ancora perché impigliati nella riffa dei codici Ateco.


L’altro giorno una ristoratrice mi ha mandato una mail il cui oggetto era: “Ristori tarocchi”. “Mi ritrovo senza ristori – mi scriveva nelle righe conclusive – con una stagione turistica inesistente e con costi fissi (canoni di locazione, utenze personali eccetera…) mai sospesi. Qui si continua a prendersi gioco di tutti noi giocando con codici Ateco, non tenendo conto che dietro al numerino di appartenenza ci sono famiglie e dipendenti esasperati”.

Ieri mattina un nutrito gruppo di esercenti è sceso a Roma e ha protestato davanti Montecitorio. “Fermi noi, fermi tutti” era scritto nel volantino vergato dall’associazione Mio, un volantino pieno di proposte per rilanciare il settore dell’ospitalità. Uno dei settori che la ditta Conte & Speranza (l’unica ditta di cui faremmo volentieri a meno) sta distruggendo, lentamente. Distillando il veleno delle illusioni e dell’inganno.

Chissà se capiranno mai che gli operatori economici hanno il fiato sul collo delle banche? Che una segnalazione alla centrale rischi significa morire definitivamente? Lo hanno capito che i fornitori devono essere pagati? Che la merce è in deposito? Il settore dell’abbigliamento ha due stagioni che restano sul gobbo perché senza cerimonie e con l’e-commerce che vola i vestiti restano sulle grucce, a meno che non li svendi.

Le tasse su cui il governo fa il gioco delle tre carte, alla fine gli operatori economici se le ritroveranno sul gobbo; per questo lo sciopero fiscale partito da un gruppo di commercianti toscano sta contagiando un alto numero di operatori economici. Per questo – se fossi in loro – mi calmerei con i trucchetti: tra un po’ anche le formichine nel loro piccolo s’incazzano. Il mondo dell’agricoltura, del turismo (le agenzie viaggio stanno implodendo), del wedding, delle palestre sta morendo nel silenzio dei più.
A chi già paga gli abbonamenti dei software di gestione per le fatture elettroniche, hanno caricato altri costi gestionali per la vigliaccata del cash-back e per la trappola della lotteria degli scontrini. Le operazioni con la carta elettronica o contactless sono una mazzata.

Hanno diviso l’Italia in zone rosse, arancione e gialla; poi quando scatta il colore giallo, se la prendono con i cittadini e i commercianti perchè non si sono imposti l’auto-lockdown. E dopo aver spinto il super cashback. Oggi vediamo cosa s’inventeranno, anche se l’antifona appare chiara.
Il governo, che non ha predisposto il piano pandemico esponendo quindi cittadini e operatori sanitari alla morte, si permette di fare la morale?
Dobbiamo superare il falso mito del deficit: chi ha moneta sovrana non fallisce e soprattutto non permette che fuori dai centri d’aiuto ci siano centinaia e centinaia di persone in fila per un pasto caldo. Ma questo è discorso che riprenderemo presto.

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