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L’Inps vuole togliere l’assegno di invalidità a migliaia di cittadini: ecco come

Pare che l’Inps abbia deciso di togliere a migliaia di cittadini l’assegno di invalidità. Una comunicazione passata sotto traccia ma che rischia di rivelarsi una bomba sociale. Come rivela Giampiero Cinelli su L’Indipendente, “con il Messaggio numero 3495 del 14 ottobre 2021 l’Istituto dice che, a decorrere dalla data del messaggio, recependo l’orientamento di diverse pronunce della Cassazione, l’assegno di invalidità può essere erogato solo a chi non lavora. Anche se si tratta di una occupazione precaria, anche se porta a casa meno di 5.000 euro l’anno (che era l’attuale limite)”. Siamo alla barbarie. (Continua a leggere dopo la foto)

Nello specifico, non potranno più usufruire della pensione, i possessori di invalidità civile dal 74% fino al 99%, tra i 18 e i 67 anni d’età. Resta il beneficio per gli invalidi al 100%, purché non superino la soglia reddituale annua dei 16.982,49 euro. Spiega l’Inps nel messaggio: “Il mancato svolgimento dell’attività lavorativa integra non già una mera condizione di erogabilità della prestazione ma, al pari del requisito sanitario, un elemento costitutivo del diritto alla prestazione assistenziale, la mancanza del quale è deducibile o rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado del giudizio”. (Continua a leggere dopo la foto)

Si conclude: “Alla luce di tale consolidato orientamento, a fare data dalla pubblicazione del presente messaggio, l’assegno mensile di assistenza di cui all’articolo 13 della legge n. 118/1971, sarà pertanto liquidato, fermi restando tutti i requisiti previsti dalla legge, solo nel caso in cui risulti l’inattività lavorativa del soggetto beneficiario”. Il documento è a firma del direttore generale Gabriella Di Michele. Dunque non verranno più considerati i limiti di reddito annuo entro i quali un invalido ha comunque diritto alla pensione anche se lavora. (Continua a leggere dopo la foto)

Conclude Cinelli: “Secondo l’Inps, basta qualsiasi reddito, anche il più modesto che attesti la capacità di lavorare, per la decadenza del beneficio. Porre che il soggetto invalido non necessiti di una pensione siccome è in grado di lavorare, è un’idea ingenua. Bisogna considerare come, in qualche misura, tale individuo parta, e si trovi, ugualmente in una condizione svantaggiata. Data dal fatto che, al netto dell’attività svolta, diverse potenziali attività lavorative sarebbero a lui precluse, qualora ne avesse bisogno. Poi, va tenuto conto che le effettive condizioni di svantaggio, potrebbero aver condizionato la sua carriera lavorativa”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Plausibile, che egli non abbia avuto modo e tempo per acquisire la migliore formazione possibile, tale da aspirare alle posizioni più gratificanti. Tempo e possibilità, ovviamente impiegate in cure mediche e terapie. Per le quali spesso spende cifre rilevanti. Che a tutto ciò consegua un reddito basso, è una supposizione ragionevole. Infine, non va sottovalutata l’istigazione al lavoro nero o a non lavorare, che la norma recherebbe. Per questi motivi, un attacco così palese ai diritti dei più fragili pare un’assurdità”.

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