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Il killeraggio della multinazionale sotto gli occhi del governo

Macchinari fermi e lavoratori in cassa integrazione in attesa che il governo si attivi. Si presenta così lo scenario all’interno della fabbrica Treofan a Terni, una delle grandi eccellenze che ha scritto la storia della filiera produttiva italiana, che sta per essere liquidata e spenta per sempre.

La multinazionale Jindal, che aveva acquisito l’azienda e che ha deciso nei fatti di portare alla morte lo stabilimento, si sarebbe detta pronta ad attivare la cassa integrazione straordinaria dalla cessazione della produzione per nove mesi. La Multinazionale indiana Jindal, è una delle tante realtà che ha sottratto e sta sottraendo il primato che con tanto sacrificio, impegno e capacità gli italiani hanno straordinariamente costruito.

“La Jindal ha portato via le ordinazioni e sta portando via i brevetti propri di questa realtà produttiva, dell’Italia, di quello che dovrebbe essere difeso con le unghie dal ministero dello Sviluppo economico. Se è il ministero dello Sviluppo economico italiano non dovrebbe occuparsi dello sviluppo economico delle multinazionali”, sottolinea Gianluigi Paragone percorrendo i corridoi inanimati della fabbrica affianco ad alcuni operai rappresentanti. Oggi (22 gennaio) il senatore di Italexit è nella fabbrica per partecipare insieme ai lavoratori al sit- in di protesta.

“Non abbiamo mai avuto problemi di mancanza di ordini, anzi, mesi fa, prima del Covid, avevamo problemi nel prendere le ferie, il lavoro non mancava mai. C’è sempre stata piena occupazione”, testimonia Tony, uno dei lavoratori che ha visto crescere e incrementare il business dell’azienda dagli esordi. “Mio padre ha lavorato qui dal 1951 al 1987. E insieme a me anche mio figlio lavora qui”.

Tre generazioni tutte raccolte attorno a un grande pezzo della filiera produttiva italiana che si sta per spegnere sotto la complicità e il silenzio del ministero dello Sviluppo.

“Eravamo costretti a fare straordinari su straordinari. Le ferie erano ridotte all’osso. Siamo passati dalle stelle alle stalle. Tutto è nato da uno sciopero che abbiamo fatto perchè ci siamo accorti che Jindal ci stava portando via le produzioni più importanti. Distribuiva le ordinazioni sugli altri siti”, racconta un altro lavoratore.

“È nato a Terni questo prodotto che ha un mercato immenso e che viene utilizzato per imballaggi di vario tipo. Sia alimentare che per il tabacco, che farmaceutico. Una volta avevamo il 100% degli imballaggi per le sigarette ed esportavamo anche all’estero, adesso il 30-40%”.

Il mondo politico, soprattutto quello imbastito ai tavoli europei, vuole imporsi e scrivere la nuova storia del nostro Paese: il passato remoto delle grandi aziende italiane. ItalExit vuole dare le risposte e agire concretamente contro la politica attuale: “L’Italia deve tornare ad essere protagonista. Alle multinazionali è consentito di fare quello che vogliono perchè non trovano più resistenza politica e culturale. Italexit vuole che lo Stato torni centrale”, dichiara Gianluigi Paragone.

“Caro governo, invece di essere schiavo delle multinazionali, interessati alla situazione, difendi le aziende e i lavoratori italiani. Come mai la Jindal chiude quando sono state date le somme per la cassa integrzione Covid? Si stanno davvero appropriando dei brevetti? Terni non può spegnersi perchè una multinazionale ha deciso di far morire una realtà produttiva come questa che detiene il primato. Farò un’interrogazione parlamentare perchè il ministero ne deve immediatamente rispondere”.

Il senatore conclude sottolineando: “Italexit difende le aziende italiane e i lavoratori italiani che devono avere pieni diritti”.

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