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Il governo litiga anche sulla legge elettorale. Zingaretti: “Non possiamo ripartire sempre da zero”

Una breve parentesi, il tempo di sbrodolarsi un po’ per il pareggio delle Regionali, accolto come una vittoria. Poi per la coalizione giallorossa è già tornato il tempo dei cari, vecchi litigi. Con Zingaretti, indicato da molti come il vero mattatore delle elezioni, costretto a fare i conti con l’immediato dietrofront grillino, all’indomani del voto, su uno dei fronti a lui più cari, la legge elettorale. Della riforma vera e propria si parlerà ormai, probabilmente, soltanto nel 2021, quando magari i Cinque Stelle avranno capito qualcosa in più del loro (al momento fosco) destino. Sugli altri fronti, invece, già si discute animatamente.

La maggioranza, infatti, al momento è divisa su praticamente tutto. A partire dalla composizione delle liste, lunghe o corte, bloccate o con la possiblità di inserire preferenze. Con il rischio, addirittura, che il testo base già approvato in Commissione possa di nuovo tornare in discussione. Ipotesi che non piace per niente a Zingaretti, che aveva condizionato il suo appoggio al referendum sul taglio dei parlamentari al rispetto dell’accordo sul cosiddetto Germanicum. “Il testo è stato adottato, proporzionale con soglia al 5% – ha tuonato non a caso il segretario, seccato dall’ipotesi di nuove riflessioni in merito – non possiamo ripartire ogni volta da zero”.

Chi sorride, in tutto questo, è di sicuro Matteo Renzi, uno che la legge al momento partorita dai giallorossi vorrebbe cambiarla, e di corsa. Il suo partito non si è rivelato forte come sperato dal fondatore e così ecco di colpo l’innamoramento per il maggioritario. Come da tradizione giallorossa, ci si muove comunque a vista. Con dieci costituzionalisti che hanno lanciato un appello contro le liste bloccate e la soglia, troppo alta, al 5%, e con i Cinque Stelle che hanno subito rilanciato l’idea delle preferenze: “Basta candidati calati dall’alto” è stata la presa di posizione netta di Vittoria Baldino, capogruppo in commissione Affari Costituzionali.

L’idea delle preferenze non piace a Italia Viva, che però di contro punta ad abbassare la soglia di sbarramento almeno al 4%: in caso contrario, visti i numeri attuali del partito del Rottamatore, entrare in Parlamento potrebbe rivelarsi missione impossibile o quasi. Insomma, se non siamo al tutti contro tutti anche su questo fronte poco ci manca. Ma il litigio, d’altronde, sembra ormai il marchio di fabbrica di questo governo, coeso soltanto nelle dichiarazioni del premier Conte.

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