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Il fallimento della Dad: “I maturandi italiani hanno una preparazione da terza media”

Sbandierata, appuntata al petto come una medagli dagli esponenti dei governi Conte prima e Draghi poi. E invece totalmente fallimentare, come altre iniziative adottate durante l’emergenza Covid e che si sono rivelate, a lungo andare, tutt’altro che benefiche. La didattica a distanza o Dad, parola che gli studenti italiani hanno loro malgrado imparato a conoscere fin troppo bene, è stata infatti un vero e proprio fallimento, come certificato dalle ultime prove Invalsi: due anni di assenza dai banchi, con ingressi in aula solo a intermittenza, hanno abbassato infatti la qualità dei nostri alunni, facendola precipitare addirittura ai minimi storici.

Il fallimento della Dad: "I maturandi italiani hanno una preparazione da terza media"

Stando ai test svolti, a pagare un caro prezzo per le politiche scolastiche sbagliate, inaugurate dalla sciagurata stagione dell’ex ministra Lucia Azzolina, sono soprattutto i ragazzi e le ragazze del liceo. Uno su due non ha le competenze necessarie in italiano e matematica, con la metà degli studenti che ha completato il ciclo di studi con le stesse competenze di un alunno di terza media. Il focus Invalsi, presentato in Parlamento, non si è limitato a evidenziare il calo qualitativo, ma anche l’esasperazione delle differenze.

Studenti e studentesse che provengono da famiglie in condizioni economiche svantaggiate sono così quelli che si sono trovati a pagare un prezzo più alto per l’incompetenza dei propri rappresentanti, con alcune Regioni come Puglia e Campania che hanno fatto registrare le difficoltà più alte. Il calo nel rendimento è stato registrato già alle medie, ma come anticipato è alle superiori che si è verificato un vero e proprio tracollo, con picchi verso il basso mai registrati prima.

In italiano, stando alla rilevazioni, si sono persi infatti complessivamente nove punti, con gli studenti dotati di una preparazione adeguata a rappresentare soltanto il 44% del totale. In matematica le cose vanno leggermente meglio, con la percentuale che arriva al 51%, praticamente uno su due. In molte aree del Mezzogiorno, oltre la metà degli alunni non raggiunge, al termine del ciclo delle superiori, nemmeno la soglia minima di competenza in italiano. In crescita anche la dispersione, ovvero la quota di studenti che sono usciti dalla scuola senza le competenze fondamentali: era il 7% nel 2019, oggi è arrivata al 9,5%.

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