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Via la Madonna e Gesù Bambino: “Sono contro i diritti delle donne” Indovinate chi l’ha detto? Sì, proprio loro

Pubblicato il 17/01/2023 20:51

Una icona della Sacra Famiglia ha suscitato grande scalpore. Ma perché? Perché l’icona della Natività presente all’ospedale civile di Venezia sarebbe “un messaggio contro i diritti delle donne”, per Cgil, Pd e Movimento cinque stelle. Ancora una volta: perché? Perché la rappresentazione della Sacra Famiglia, donata dall’associazione Russia Cristiana, con Gesù bambino, la Madonna e San Giuseppe si trova dentro il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Civile di Venezia. Potrebbe, dunque, essere interpretata come un invito a non abortire. Viviamo tempi confusi e confuse ci paiono le argomentazioni che identificano una semplice raffigurazione della Sacra Famiglia in un messaggio del genere. Sia chiaro, non intendiamo minimamente addentrarci nel dibattitto fra abortisti e antiabortisti, che peraltro va avanti da decenni e non necessita del nostro parere, ma non si può tacere l’assurdità di una simile vicenda. Anche chi non abbia fede, tendenzialmente è portato a considerare la Sacra Famiglia come un simbolo di amore. Eppure, i simboli religiosi “potrebbero mascherare comportamenti da Stato etico che non possono trovare in alcun modo cittadinanza a Venezia”. Ne è convinto il neosegretario generale provinciale della Cgil di Venezia, Daniele Giordano, che “condanna con forza” l’installazione. Tutto ciò potrebbe apparire surreale, lunare, stucchevole, ma si aggiungono le dichiarazioni di Partito democratico e Movimento: “Come Pd chiediamo che si rimuovano immediatamente tutte le rappresentazioni religiose che vanno contro la sensibilità delle donne e il rispetto dei loro diritti”, nelle parole del capogruppo dem in Consiglio comunale, Monica Sambo, e del consigliere regionale Jonatan Montanariello, che hanno vergato una nota su questo importante tema. (Continua a leggere dopo la foto)
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Icona sacra famiglia ospedale

Si accodano anche i grillini e, come era prevedibile, il loro comunicato è ancor più delirante. Premettendo che l’Italia è “una repubblica laica e aconfessionale”, e fin qui siamo d’accordo, leggiamo il resto: “In luoghi così intimi e particolarmente sensibili come quelli di un reparto ospedaliero, l’ostensione di figure sacre, tra l’altro di una singola confessione religiosa, inevitabilmente veicolano messaggi univoci che possono influenzare le persone e metterle a disagio”. Va precisato che nessuna donna che intendesse interrompere la gravidanza si è lamentata dell’icona cristiana; è partito tutto dal post su Facebook di Daniele Giordano. Ora registriamo le comprensibili reazioni dell’ospedale civile di Venezia, la cui direzione ha ricordato che, distribuiti nei propri ospedali, ci sono otto medici non obiettori all’interruzione volontaria della gravidanza: uno a Mestre, due a Venezia, due a Chioggia e tre tra Mirano e Dolo, e “in nessuno dei presidi si sono verificate difficoltà per garantirla alle donne che la richiedono”. Anche la Curia veneziana non poteva rimanere silente: “L’immagine in questione è tutto fuorché divisiva e anzi il suo significato, umano e religioso, richiama all’amore, alla cura e all’accoglienza reciproca – è la replica – ossia a quei valori universali, e così preziosi, che dovrebbero accomunare tutti, specialmente in un luogo particolare quale è l’ospedale”.

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