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“I conti non tornano nei dati italiani”. I numeri di Gran Bretagna e Spagna sono il contrario dei nostri

Pubblicato il 24/01/2022 08:35

Perché gli ospedali italiani hanno iniziato a eliminare la distinzione tra vaccinati e non vaccinati sottolineata con grande attenzione nelle scorse settimane? Il sospetto è che i numeri stiano smontanto, pezzo dopo pezzo, la narrazione di un governo che continua a ripeterci in maniera ossessiva: “Chi si vaccina riesce a cavarsela in caso di contagio da Covid, chi non ha le dosi finisce invece in ospedale e forse muore”. Lo ha ribadito di recente anche il ministro della Salute Roberto Speranza, mostrando anche schemi con omini disegnati per far capire l’importanza delle somministrazioni. Eppure, l’improvvisa retromarcia sul bollettino delle strutture ospedaliere solleva più di qualche sospetto in merito.

Come raccontato da Patrizia Floder Reitter sulle pagine della Verità, infatti, “il policlinico di Foggia ha eliminato la distinzione vaccinati-non vaccinati nel suo ultimo report sui ricoverati. L’ipotesi è che si voglia tentare di nascondere la crescita nelle ospedalizzazioni proprio tra chi ha ricevuto una o due punture. A Cuneo, il bollettino di mercoledì 19 gennaio 2022 parlava di 5 vaccinati sui 6 pazienti ricoverati in terapia intensiva, 4 vaccinati su 7 in terapia semi-intensiva e 61 vaccinati su 82 degenti nei reparti ordinari”. Ma allora, come stanno davvero le cose?

Considerando che gli ospedali si stanno muovendo per eliminare la distinzione tra vaccinati e non, per capire la situazione non resta che dare un’occhiata ai numeri che arrivano dall’estero. Dalla Spagna, per esempio: in un Paese in cui la percentuale di vaccinati è molto alta (l’80,6% della popolazione ha già ricevuto almeno due dosi di vaccino) l’ultimo aggiornamento del “Centro de coordinación de alertas y emergencias sanitarias” evidenzia il 73% di positivi tra i vaccinati e del 27% di non vaccinati. Per quanto riguarda le ospedalizzazioni, i dati sono altrettanto sorprendenti.

Tra i pazienti ricoverati in terapia intensiva in Spagna, infatti, il 58,2% non ha il vaccino nella fascia d’età 12-29 anni, il 41,8% sì. Tra i 30 e i 59 anni, il 56,9% dei ricoverati gravi non ha ricevuto le dosi, il 43,1% sì. Una differenza che si assottiglia e si ribalta guardando alla popolazione più anziana: tra i 60 e i 79 anni, la percentuale di non vaccinati finiti in rianimazione diventa il 41%, contro il 59% dei vaccinati. Tra gli over 80, i pazienti con 2 dosi alle spalle finiti ugualmente in terapia intensiva sono addirittura il 75% del totale.

Dati simili arrivano dalla Scozia e, in generale, dal Regno Unito: su una popolazione vaccinata al 75%, i vaccinati sono il 76,2% dei positivi totali e il 71,6% dei ricoverati. A questo punto, delle due l’una: o i vaccini che usano in Spagna sono molto meno efficaci dei nostri nel proteggere i pazienti dal rischio di ricovero per Covid, oppure i numeri dalle nostre parti non tornano.

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