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I Benetton minacciano di far causa allo Stato: siamo arrivati davvero alla farsa

Se non siamo ufficialmente alle comiche, poco ci manca. Autostrade per l’Italia è passata nel giro di qualche mese dal rischio di perdere le preziose concessioni, vantaggiosissime, di cui ancora oggi gode ai ricatti nei confronti di un governo che ora rischia di dover addirittura chinare il capo di fronte alle pretese dei Benetton. Con un Movimento Cinque Stelle ormai diviso, senza più una linea dritta da seguire: un tempo i grillini promettevano dura battaglia a chi aveva sulla coscienza le 43 vittime del crollo del Ponte Morandi, oggi i singoli esponenti non sanno più che pesci pigliare e si muovono confusamente avanti e indietro, alternando ghigni feroci a trattative riconcilianti, anche per non innervosire troppo gli altri esponenti di un governo sempre più a guida dem.

Nell’incertezza di uno Stato che continuava a minacciare sanzioni senza mai passare ai fatti, Atlantia ha deciso di alzare la voce mettendo in piedi un vero e proprio ricatto: “Dateci prestiti e garanzie sul futuro o il nostro piano investimenti resta bloccato”. I manager della famiglia Benetton, stizziti dai silenzi ricevuti in risposta alla richiesta di liquidità attraverso la Cassa Depositi e Prestiti e alla banche attraverso la garanzia Sace, sono andati al contrattacco. Innanzitutto stanziando 900 milioni di euro destinati ad Autostrade per L’italia per la messa in sicurezza della rete. Come dire, “Caro Stato possiamo fare anche da soli”. E poi disponendo il blocco di tutti gli investimenti già messi in conto.

E così 14,5 miliardi che sarebbero dovuti servire a potenziare le autostrade del nostro Paese sono stati al momento congelati, in attesa che la trattativa si sblocchi. Atlantia, piccata, ha accusato lo Stato di aver causato il downgrade deciso nei suoi confronti dalle agenzie di rating. E ha minacciato azioni legali per tutelare i propri dipendenti. I Benetton che fanno causa all’Italia, in un crescendo di paradossi che sembra uscito dal copione di una commedia. Tutto vero, invece. A scatenare le ire funeste dei Benetton, le parole del ministro Stefano Buffagni, che alle richieste di liquidità del gruppo aveva risposto: “No, grazie”. Una frase suonata come una dichiarazione di guerra, alla quale ha subito fatto seguito la contromossa dello schieramento avverso.

Non bastasse, Autostrade per l’Italia ha anche ribadito in un comunicato ufficiale di essere sempre libera di “avvalersi di tutti gli strumenti convenzionali a propria tutela nei tempi e con le modalità previste”. Ovvero: “In caso di strappo, e quindi di perdita delle concessioni, chiederemo l’indennizzo che ci spettava prima del Milleproroghe, la bellezza di 23 miliardi di euro”. E il governo? I renziani e la gran parte del Pd sono ovviamente inclini a una mediazione che salvi capra e cavoli, lasciando ai Benetton tutti i privilegi del caso e cercando una formula che salvi almeno un po’ la faccia all’esecutivo. I Cinque Stelle continuano a parlare di revoca, come da quasi un anno a questa parte, ma lo fanno in maniera sempre meno convinta. Scommettiamo che, alla fin fine, Atlantia ne uscirà come la vera vincitrice? Sono aperte le puntate.

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