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Guadagni alle stelle e poche tasse: così Airbnb ha monopolizzato il mercato degli affitti in Italia

Tanti incassi, poche tasse da pagare. Alla fine anche nel nostro Paese è scoppiato lo scandalo Airbnb, la piattaforma di affitti brevi andata incontro a un boom clamoroso nel recente passato e però finita anche sotto la lente d’ingrandimento del Fisco, un fenomeno iniziato nel 2011 in punta di piedi per poi crescere improvvisamente fino a riscrivere la mappa del turismo dello Stivale. Il gruppo americano vanta oggi un catalogo da 459 mila appartamenti, quasi la metà delle camere di hotel in vendita in Italia.

Dati alla mano, nel corso del 2019 Aribnb ha ospitato circa 11,5 milioni di persone, la maggior parte delle quali straniere, con una crescita di oltre il 20% rispetto ai dodici mesi precedenti. Gli incassi, in totale, si sono attestati intorno ai 2 miliardi di euro, il doppio di quelli ottenuti dalle prime dieci case di alberghi italiane. La società americana, insomma, è ormai la regina assoluta delle vacanze nel Bel Paese. Eppure, questa l’accusa che viene mossa contro l’azienda, al netto di una crescita così fenomenale non sono aumentati i versamenti all’Erario.

Guadagni alle stelle e poche tasse: così Airbnb ha monopolizzato il mercato degli affitti in Italia

La fortuna di Aribnb sta nella particolarità del mercato italiano, che pullula di seconde case sfruttate soltanto qualche settimana l’anno. Abitazioni sulle quali le tasse sono andate via via aumentando, spingendo così i proprietari ad affidarle proprio all’azienda americana. A Roma, per avere una portata del fenomeno, la piattaforma ha in catalogo quasi 30 mila annunci con un giro d’affari superiore ai 200 milioni l’anno. A Milano si ferma a 18 mila. Alcuni paesi particolarmente gettonati dai turisti sono diventati col passare del tempo terreno incontrastato di Airbnb, che gestisce di fatto tutti gli affitti o quasi.

Guadagni alle stelle e poche tasse: così Airbnb ha monopolizzato il mercato degli affitti in Italia

Un fenomeno che ha scatenato le ire di chi sostiene, però, che Airbnb stia giocando con regole diverse dagli altri. Come il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca, che ha parlato di “vero e proprio Far West”. In particolare, molte società di property management, fiutando l’affare, avrebbero iniziato ad accumulare monolocali e bilocali nei centri storici delle città d’arte per poi affittarli sulla piattaforma con ritorni economici molto alti. Con l’effetto collaterale di far salire alle stelle i prezzi. Diverse capitali europee hanno scritto a Bruxelles chiedendo di arginare il fenomeno. “Airbnb – attacca Bocca – deve dire chi soggiorna nelle sue case per motivi di sicurezza, pagare le tasse come noi “. Magari riscuotendo direttamente dai clienti la cedolare secca sugli affitti, per evitare il pericolo di evasione. Un’operazione che, secondo Federalberghi, porterebbe allo Stato un tesoretto da 400 milioni.

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