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Un emendamento contro gli squali delle aste: “Tracciare anche i loro soldi”

Tra le mille pieghe del decreto Milleproroghe – ricorda oggi anche Repubblica, deo gratias – c’è anche un emendamento che rende più dura la vita ai riciclatori di denaro nero o sporco, e un po’ meno dura agli sfrattati in attesa di vendita della casa. Il senatore Gianluigi Paragone, da sempre in prima linea in questa battaglia contro gli squali delle aste, ha lavorato a lungo a questa misura, preparando una proposta sulla scia della legge Bramini, che Paragone stesso aveva fatto approvare. L’emendamento in questione è stato ora girato ai colleghi della Camera, sede del dibattito verso la Legge, dal senatore Daniele Pesco.

Tre sono le modifiche che si proveranno a introdurre nelle riforme 2015 del governo Renzi. La prima estende ai gestori delle vendite di case e aziende all’asta “l’obbligo di adeguata verifica” su fondi, finora valido per notai, commercialisti, avvocati, bancari, ma non per loro. Eppure, sui 25,5 miliardi di giro di immobili battuti nelle aste (+ 24% a metà 2019), una fetta ampia e che al Sud sale anche a metà dei bandi, finisce nel sommerso.

Come puntualizza Repubblica, “la seconda novità istituisce una banca dati per compratori e venditori in aste, che porterà presto a comporre la tela degli affari. La terza novità integra modifiche di un anno fa del Movimento 5 Stelle e riguarda il ‘divieto di sloggio’ da case non ancora cedute in asta, che sarebbe così esteso al migliaio di famiglie con procedure in corso”.

Nel primo semestre del 2019, secondo i dati più attendibili forniti dalla Astasy (un soggetto privato legato al gruppo Gabetti), in tutto il 2018 si sono accumulate 245.100 esecuzioni immobiliari. Un incremento del 24% che significa ben 836 case poste all’asta ogni giorno. Una cifra allarmante. La fortuna degli squali, la morte dei poveri cristi.

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