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Ecco come vi smonto la retorica del vaccino obbligatorio

di Gianluigi Paragone.

“Il vaccino vi renderà liberi”, sembra essere il messaggio della nuova Chiesa. E chi prova a mettere in dubbio il vangelo sia bruciato vivo nel fuoco della propaganda dominante, condannato dall’Inquisizione dei Giusti come eretico. Eretico perché parla di cure domiciliari, perché punta l’indice contro Aifa e ormai tratta gli esperti medici come cheerleaders di Big Pharma!

Mi autodenuncio: sono un eretico e voterò no alla conversione in legge dell’obbligatorietà vaccinale anche nel caso degli operatori medici. Metto in fila le mie ragioni. 

Se passa il principio per cui una categoria professionale debba per legge avere una protezione dedicata, fosse anche attraverso una coercizione vaccinale, nulla esclude che un secondo gruppo di lavoratori sia parimenti costretto a fare altrettanto: oggi il personale medico/sanitario domani chi lavora nella Pubblica Amministrazione, e poi chi nella scuola, chi nelle Ferrovie dello Stato, chi nei trasporti e via elencando. E allora non (mi) va bene. 

Anche perché il concetto giuridico della obbligatorietà ad categoriam perde persino consistenza laddove non vi sono dosi garantite per tutti coloro che volessero sottoporsi alla profilassi. In altre parole, può uno Stato che non ha dosi sufficienti per tutta la popolazione che volesse vaccinarsi imporre ad alcuni il vaccino? No, perché viene meno un principio fondamentale garantito dalla Costituzione per cui il diritto individuale alla Salute è minato dalla scarsità di vaccini a disposizione, pertanto un governo non può decidere di sottrarre un pezzo di diritto a vantaggio di una categoria.

“Ma la categoria lavora negli ospedali o nelle strutture mediche quindi lo stesso articolo della Costituzione difende l’interesse collettivo”, mi può ribattere qualcuno. E chi ha deciso dove sta l’equilibrio degli interessi in pancia all’articolo 32? A ben guardare, il diritto dell’individuo viene citato prima (per di più rafforzato dalla parola “fondamentale”); ma quand’anche diritto individuale e interesse collettivo fossero sullo stesso piano, in che senso un vaccino obbligatorio per il personale medico difenderebbe l’interesse della collettività? Nel senso che il vaccino immunizza? O che impedisce di ammalarsi di Covid o di trasmetterlo? Sappiamo che non è così. Il rischio di infettarsi e infettare resta, tant’è che i medici devono sottoporsi a tamponi periodici.

E ancora. Come può un governo imporre un trattamento vaccinale obbligatorio per tutelare l’interesse collettivo quando lo stesso Stato ha esposto la comunità medica a lavorare in condizioni disperate perché non vi era un piano pandemico aggiornato? E come può tutelare un interesse collettivo quando la segretezza sui contratti è ancora un nodo da sciogliere? E quando su uno dei vaccini in questione c’è una confusione che da sola basta a generare angoscia e timore: AstraZeneca è passata in pochi mesi da essere sconsigliata agli over 60 a essere consigliata agli over 60? E, per ultimo, quando manca una normativa organica di riferimento sia sul piano vaccinale sia sull’emergenza Covid, visto che per ora siamo su un livello amministrativo?

Per chiudere, il decreto con l’obbligatorietà vaccinale è un altro pezzo della solita narrazione politica prevalente. Tant’è che l’aspetto minatorio prevale su quello scientifico e sostanziale, ponendo il patentino vaccinale come un requisito funzionale all’esercizio della professione medico—sanitaria, altrimenti vi è lo spostamento di mansione. Non c’entra nulla con la supposta tutela sanitaria di un interesse collettivo: un medico che si oppone dove lo mandano? A pulire i bagni?

Ultimo elemento. Poniamo il tema di un medico che si vede costretto a farsi vaccinare da un collega che, in quanto “vaccinatore”, è coperto da una specie di scudo penale (ma se è sicuro perché l’Ordine dei Medici ha chiesto uno scudo penale? Ops…). Il medico che dev’essere vaccinato legge il papello cosiddetto del consenso informato e non accetta di assumersi il rischio di un certo vaccino (mettiamo AstraZeneca) e di non deresponsabilizzare terzi, che succede? E’ obbligato pure a dover subire il vaccino che vuole lo Stato? Quello Stato che tra l’altro non è nemmeno il soggetto responsabile in caso di danno da vaccino?

Insomma, questa storia del vaccino obbligatorio è – lo ripeto – un altro pezzo della confusione in atto, un buttare la palla in avanti per dire: “Quando saremo tutti vaccinati, potremo uscire”. Quel giorno però non troveremo che rabbia e macerie.

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