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Due rate di mutuo pagate in ritardo, la casa finisce all’asta e ora è in vendita al quadruplo. Il folle sistema italiano

“Non limitarti all’indignazione, con la tua firma puoi impedire all’ingiustizia di diventare legge”. Con queste parole viene promossa una petizione per consentire alla famiglia Milesi di non abbandonare la propria abitazione e per contribuire a bloccare il ciclo di ingiustizie che continua perpetuarsi. Il sistema è sbagliato.

Partiamo dall’inizio dei fatti. Questa è la storia di una famiglia di lavoratori/imprenditori del settore edile di Sorisole. Il padre della famiglia MIlesi negli anni ’60 aveva costruito la casa, dove i due fratelli abitavano, che comprende due appartamenti e il magazzino con area esterna. La casa valeva 1 milione di euro. Ma quando i fratelli hanno perso liquidità perché un loro cliente non saldava loro un lavoro, la banca, a fronte di due rate del mutuo non pagate, ha fatta pignorare la casa. “È stata un’agonia durata 11 anni” e arrivata al termine dopo ben 22 aste, spiega Giovanni, uno dei fratelli protagonisti della tragica vicenda. (Continua dopo la foto)

L’imprevisto, che ha fatto crollare tutto, è stato proprio il mancato pagamento del cliente:”Una cifra importante di 700 mila euro. Siamo andati in difficoltà di liquidità e abbiamo saltato il pagamento di due rate”. L’importo di queste due rate era pari a 2.600 euro, ma -nonostante poi Giovanni abbia scoperto che quelle due rate le aveva pagate 60 giorni dopo e che aveva versato anche le successive- avevano deciso che era troppo tardi.

“Quando ho capito che la banca voleva procedere con l’asta, ho iniziato ad avere paura”. Da lì la richiesta al Tribunale di conversione del pignoramento immobiliare, che prevede il deposito di un quinto del valore, “che sarei stato disposto a versare subito”. Nulla da fare, l’istanza è stata respinta dal giudice.

La casa alla fine è stata venduta a poco più di 100milla euro. “Per me è assurdo. Un giudice non dovrebbe vendere sotto una certa soglia, così non soddisfa nessun creditore”. E il debitore rischia di rimanere tale, proprio come in questo caso:”Tolti gli interessi e le spese del tribunale, la banca mi chiede ancora 117 mila euro. Io mi rifiuto. Ci ho rimesso l’immobile che valeva un milione, ho pagato quasi la metà del mutuo, versando 38 mila euro quando la procedura era già stata avviata”.

Non solo il danno, anche la beffa: adesso il proprietario che si è aggiudicato la compravendita dell’immobile Milesi la sta rivendendo al quadruplo. La cosa straziante per la famiglia non è solo questa: “Ho perso mio fratello Gilberto- morto l’11 marzo a 49 anni- ci ha macinato tanto e non era stato più lo stesso, dietro c’era la sofferenza”. La moglie di Gilbero al Tg Lombardia rivela: “Non ha retto allo stress. Non si è più ripreso. Ha cercato di ricostruirsi una vita, di ricostruirsi un lavoro, abbiamo preso una casa in affitto, ma il suo pensiero era sempre lì”. (Continua dopo il video)

Giovanni Pastore, tra i soci fondatori dell’associazione Favor Debitoris, che ha lo scopo di tutelare il debitore nell’ambito della relazione bancaria, spiega a La Repubblica: “La storia dei Milesi è lo specchio della follia puramente italiana delle aste immobiliari, che colpisce di più il ceto medio, quasi sempre persone perbene che sono riuscite con le loro forze ad avviare un’attività, che aprono un credito per svilupparla, inciampano e finiscono sul lastrico. Non è un caso che proprio a Bergamo il rapporto tra gli immobili all’asta e quelli presenti sul territorio sia particolarmente elevato: 1 ogni 30, mentre a livello nazionale è 1 ogni 72”.

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“Ogni anno pago come è giusto che sia, ma adesso siamo con l’acqua alla gola. Questi ‘signori’ che ci governano non lo capiscono?”