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Dati Covid, siamo alle comiche. L’Iss ha fornito gli accessi agli “studiosi sbagliati”. Indovinate a chi?

Dall’inizio della Pandemia moltissimi dei documenti riportanti i dati con i quali sono state prese decisioni importanti sono stati secretati. Nonostante queste scelte abbiano tolto o limitato diritti fondamentali, ai cittadini italiani è stato negato anche il diritto alla trasparenza.

Moltissime le voci che si sono sollevate durante il corso della pandemia affinché venissero forniti gli atti secretati. Tuttora, a distanza di un anno, questi dati non sono completamente accessibili a studiosi e ricercatori: “Le procedure di accesso sono tutt’altro che trasparenti e lasciano ampia discrezionalità all’Istituto Superiore di Sanità (Iss)”, si legge tra le righe del quotidiano Domani.

Dopo numerose richieste qualcosa si è aperto. Ma i dati che l’Iss si è prestato a condividere, sono finiti nelle mani di “studiosi sbagliati”. “Lo scorso novembre l’ISS ha siglato un accordo per la condivisione dei dati sia con l’Accademia dei Lincei che con l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). Ma a cinque mesi da quell’accordo, in un’intervista pubblicata su Fanpage lo scorso 8 aprile, Giorgio Parisi -presidente dell’Accademia dei Lincei- dichiara che all’Accademia stanno “studiando il database, e poiché si tratta di un gigabyte di materiale, [stanno] scrivendo dei programmi per leggere questi dati”.

Giustamente il quotidiano sottolinea -per chi non avesse dimestichezza- che economisti standard lavorano quotidianamente con raccolte di dati dalla dimensioni ben più complesse, quindi le dichiarazioni rilasciate dal Presidente oltre a sorprendere, lasciano amarezza e sconforto. Ma la questione non si limita a questo. L’Accademia sta lavorando con Infn per sviluppare “un sito internet in cui, su richiesta, potremmo fornire alla comunità scientifica dei dati aggregati estratti da quel grosso database. Anche perchè i dati disaggregati sono difficili da utilizzare per un’analisi. Il database in sé è utile solo come sorgente di dati aggregati”.

Dopo cinque mesi, insomma, la piattaforma non è stata messa a punto e resa disponibile pubblico. Ma è ovvio che l’analisi dei dati più che tra mesi o anni, serve adesso, in tempo reale. Non aver avuto la possibilità di accesso negli scorsi mesi ha significato impedire di fare ricerca e a sua volta ciò ha significato meno comprensione del fenomeno pandemico e delle rispettive reazioni alle misure restrittive che si sono adottate.

Non solo il fatto che questa piattaforma non fosse ancora pronta ha impedito l’accesso ai dati ad altri studiosi, ma sembrerebbe che anche loro (della Accademia dei Lincei) non abbiano contribuito in alcun modo alla comprensione del fenomeno pandemico. Domani riferisce infatti che “sul loro sito, nella sezione dedicata al Covid-19, non si trovano documenti, dichiarazioni o pareri”.

Perchè hanno deciso di fornire l’accesso ai dati a due istituti che non hanno dimestichezza e che hanno poco a che fare col trattamento e la natura di questi dati? È a causa di scelte scellerate come queste che un’intera Nazione sta pagando caramente le conseguenze.

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