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Cura (e salva) un paziente con il plasma autoimmune: l’ira dei colleghi contro il medico toscano

Non sono tempi facili, questi, per i medici italiani. Con l’esplosione della pandemia, infatti, sembra quasi che l’Ordine abbia più a cuore il rispetto dei protocolli che la salute dei medici, e così diversi professionisti sono finiti nei guai nonostante, con le loro cure, abbiano salvato vite preziose. Vi avevamo raccontato, attraverso le pagine del Paragone, del dottor Andrea Stramezzi, che rischia addirittura la radiazione per aver fornito assistenza a domicilio ad alcuni malati, guarendone quasi 6.000. Ora ecco arrivare la notizia altri professionisti finiti nei guai soltanto per aver, di fatto, rispettato il giuramento di Ippocrate.

Dalla Toscana ecco infatti la storia di Giovanni Belcari, medico del Pronto Soccorso di Portoferraio, in provincia di Livorno, che dopo aver chiesto l’autorizzazione al comitato etico aveva iniziato i trattamenti con il plasma “convalescente” in un paziente arrivato in ospedale in condizioni apparentemente disperate, con gravissime difficoltà respiratorie. Dopo tre infusioni con sangue ricco di anticorpi Sars-CoV-2, l’uomo si era fortunatamente ripreso, tornando a casa senza ulteriori complicazioni. Alcuni colleghi del medico, però, si sono indignati per l’accaduto, protestando formalmente per l’iniziativa presa dal collega.

Per i “sacerdoti del vaccino”, infatti, quella del sangue convalescente è una strada da non praticare. E pazienza se esistono studi scientifici che ne sottolineano, invece, l’efficacia. Come riportato dal Corriere Fiorentino Spartaco Sani, primario di malattie infettive a Livorno, avrebbe subito inviato una mail ai colleghi “affinché la cosa non si ripeta”. Belcari, a sua volta, ha raccontato di aver subito “fortissime pressioni”. Eppure anche un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine (Nejm) difende la terapia con plasma autoimmune, definendola “utile nella lotta al Covid”.

Lo studio, realizzato dai ricercatori della Bloomberg School of Public Health di Baltimora con fondi del governo americano, ha rivelato come “la somministrazione di plasma convalescente entro 9 giorni dall’insorgenza dei sintomi ha ridotto il rischio di progressione della malattia che porta al ricovero in ospedale”. In Italia, però, il clima è ben diverso, con il ministero della Salute che continua a negare l’efficacia di questa terapia. Giuseppe De Donno, il primo medico a insistere sull’importanza di queste cure, era stato subito messo alla gogna, accusato di essere un ciarlatano. Il dottore era poi morto suicida la scorsa estate.

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