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Covid, ora sono tutti d’accordo: la pandemia sta finendo. Cosa rivelano i dati

Anche in Italia si sta registrando lo stesso trend di Regno Unito e Spagna. Omicron è la variante Covid dominante, non uccide e non ospedalizza gravemente. Ma soprattutto pare che ora il peggio sia passato perché la curva dei contagi si sta raffreddando. E questo fa ben sperare, potrebbe addirittura essere il segnale che ci stiamo finalmente lasciando la pandemia alle spalle. Come analizza La Verità, secondo i dati del bollettino del ministero della Salute e della Protezione civile, ieri – 21 gennaio – sono stati effettuati 1.117.553 tamponi (erano 1.110.266 il giorno precedente) di cui 849.814 test antigenici rapidi che dimostrano il calo del tasso di positività passando così dal 17% di giovedì al 16% di ieri. Per la prima volta da molto tempo, cala il numero dei ricoverati con sintomi con un saldo ingressi-uscite pari a 174 posti letto occupati in meno. Lieve calo anche in terapia intensiva, con 148 ingressi in un giorno, saldo è di 9 persone in più assistite rispetto alle 10 di giovedì”. (Continua a leggere dopo la foto)

A ieri il totale dei pazienti Covid in area medica era di 19.485 mentre nelle rianimazioni vengono assistiti 1.707 infetti. “In totale sono stati dimessi o dichiarati guariti 6.765.190 pazienti mentre 171.565 sono quelli diventati negative nelle scorse 24 ore (erano 143.029 giovedì). A livello regionale la Lombardia resta l’area con il maggior incremento assoluto di positività (32.677 a fronte di 202.298 tamponi processati) seguita da Emilia Romagna (20.654) e Veneto (19.117). Il monitoraggio di ieri conferma l’arresto della fase espansiva dell’ondata: nel periodo lunedì-venerdì della scorsa settimana furono accertati 889.386 casi mentre negli ultimi cinque giorni sono stati 855.630 con un numero sostanzialmente identico di tamponi. Risultano in calo anche gli ingressi in terapia intensiva (da 747 a 709) e il saldo ingresso-uscite in area medica che aveva fatto segnare +2.372 posti letto occupati nei primi giorni della scorsa settimana e si ferma a 766 in questa. (Continua a leggere dopo la foto)

“Siamo in una situazione transitoria, ma meno peggio di quanto credevamo due mesi fa. Dalle prossime settimane ci sarà un importante calo della curva dei contagi” ha spiegato il microbiologo Andrea Crisanti, a Un Giorno da Pecora su Rai Radio 1. Dello stesso parere Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss: “Vediamo un inizio di stabilizzazione della curva, dopo dodici settimane di crescita continua”. “Abbiamo praticamente raggiunto il picco e siamo in una fase di relativa stabilità, il cosiddetto plateau”, ha spiegato Matteo Bassetti, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, “tutti gli indicatori sono in calo. Vedremo nelle prossime settimane probabilmente una discesa. Speriamo sia confermato il trend. E comunque con questo virus ci conviveremo per molto tempo, ci vuole un cambio di passo al ministero della Salute e di vertice per gestire le cose al meglio”. (Continua a leggere dopo la foto)

A distanza di due anni, quindi, si starebbe avviando verso la sua fine. Ne è convinta anche l’autorevole rivista scientifica The Lancet, in un approfondimento pubblicato il 19 gennaio a firma di Christopher J. L Murray, professore dell’Università di Washington a Seattle e direttore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation. Emblematico il titolo dell’articolo: “Covid-19 continuerà ma la fine della pandemia è vicina”. Nonostante l’aumento dei positivi, infatti, il numero dei decessi settimanali rimane stabile da mesi. Come spiega Libero, questo dato – analizzato in un articolo a cura dell’Istituto per gli studi di politica internazionale – ci dice che il tasso di letalità apparente (CHI) del virus a livello mondiale è crollato dall’1.4% allo 0.3% nel giro di un mese. Per il direttore dell’IHME il Covid diventerà presto “un’altra malattia ricorrente che i sistemi sanitari e le società dovranno gestire. L’era delle misure straordinarie da parte dei governi e delle società terminerà presto”.

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