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Cortei e disordini in Italia, i numeri parlano chiaro: il cambio di passo del Viminale tra il 17 e il 24 ottobre ha preservato la sicurezza delle città

Pubblicato il 26/10/2026 18:20 - Aggiornato il 26/10/2026 18:27

La prova più difficile, dopo una giornata di violenze, arriva quando le piazze tornano a riempirsi. Occorre proteggere le città, tutelare chi vuole manifestare pacificamente e impedire che nuovi gruppi trasformino un corteo in un’occasione di saccheggio. È su questo terreno che va letta la gestione del ministero dell’Interno tra il 17 e il 24 ottobre scorsi, quando gruppi di manifestanti più o meno organizzati hanno compiuto devastazioni e saccheggi, in particolare nei centri città di Milano e Torino, nella capacità di riconoscere le criticità emerse e tradurle rapidamente in un diverso dispositivo di sicurezza.

Il punto di partenza è il bilancio pesante del primo fine settimana. Secondo le ricostruzioni disponibili, a Milano il corteo del 17 ottobre è degenerato in attacchi alle forze dell’ordine, incendi e devastazioni. Confcommercio ha stimato in oltre 700 mila euro il danno complessivo delle giornate del 17 e del 18, comprendendo anche i mancati incassi delle attività costrette a chiudere. Gli incidenti hanno mostrato quanto rapidamente una mobilitazione potesse offrire spazio a condotte violente, con conseguenze per residenti, commercianti e operatori di polizia.

Quel bilancio imponeva una risposta operativa prima delle nuove convocazioni. Il rischio era concreto: gli appelli circolavano sui social e la mobilitazione annunciata per il 24 interessava più città. Prepararsi significava comprendere dove potessero concentrarsi le minacce, presidiare gli accessi alle piazze e mettere gli operatori nelle condizioni di intervenire tempestivamente.

Il cambiamento impresso dal Viminale guidato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riguardato in particolare il momento dell’azione. Il 24 ottobre il dispositivo era attivo già nelle ore precedenti ai cortei: controlli nelle stazioni, identificazioni, perquisizioni preventive e presidi nei luoghi considerati più esposti. L’attività informativa e la presenza sul territorio hanno accompagnato la preparazione delle manifestazioni, consentendo di affrontare alcune situazioni di rischio prima che confluissero nella folla.

I numeri restituiscono la dimensione dell’intervento: il bilancio complessivo del 24 ottobre è di 4.454 persone identificate, 207 fermi preventivi, 15 arresti e 100 denunce. Sono inoltre 110 i minorenni accompagnati negli uffici di polizia prima o durante i cortei. Il dato dei fermi preventivi riguarda persone individuate nel corso dei controlli e trattenute, sulla base di elementi concreti, fino a 12 ore: un intervento anticipato rispetto all’arrivo nelle piazze. Identificazioni, accompagnamenti, fermi e arresti descrivono attività e provvedimenti diversi e non vanno confusi in un unico conteggio.

Milano offre il confronto più significativo. Dopo le devastazioni del fine settimana precedente, sabato 24 ottobre il corteo partito da piazza Cairoli si è svolto sotto la vigilanza delle forze dell’ordine senza riprodurre quello scenario. I dati disponibili riportano 2.885 persone identificate in città e l’individuazione, prima dell’annuncio online dei punti di raduno, del presunto promotore del “Movimento 17 ottobre”, fermato in serata su disposizione della Procura di Milano. Sono elementi da leggere nel rispetto delle responsabilità individuali ancora da accertare, ma che illustrano l’attenzione rivolta alla preparazione delle mobilitazioni.

Il bollettino provvisorio del Dipartimento della Pubblica sicurezza, diffuso il 25 ottobre, dettaglia per Milano anche 167 persone accompagnate negli uffici, di cui 56 minorenni, 44 denunce e cinque arresti. Il quadro rende evidente l’ampiezza del lavoro svolto sul territorio, che ha affiancato la vigilanza lungo il percorso del corteo.

Anche Roma mostra il peso del lavoro anticipato. Le perquisizioni preventive, svolte d’intesa con la Procura, e i controlli prima della manifestazione descrivono un intervento costruito sulla valutazione delle informazioni disponibili. A Torino, dove si sono verificati scontri ripetuti, emerge invece la difficoltà di un contesto che ha continuato a richiedere interventi durante il corteo. Il quadro del 24 ottobre resta dunque articolato: la prevenzione non ha eliminato ogni tensione, ma, analizzando con obiettività la cronaca di quanto accaduto, le città non hanno rivissuto le devastazioni del precedente fine settimana.

Nella capitale si contano 28 fermi preventivi, sei dei quali relativi a minorenni, 96 persone accompagnate in Questura e 11 denunce. Le perquisizioni erano mirate alla ricerca di materiale compatibile con le “istruzioni operative” circolate in rete. A Torino, prima del corteo, i servizi interforze decisi in riunione tecnica con il Prefetto e disposti con ordinanza del Questore hanno portato all’identificazione di 413 persone, 57 delle quali con precedenti. Il bollettino indica inoltre, per la città, 27 accompagnati negli uffici, 25 denunciati e due arrestati. Sono dati che mostrano come il dispositivo sia stato articolato in funzione delle informazioni disponibili e delle diverse condizioni locali.

Il merito che questa sequenza consente di mettere a fuoco è la capacità di adattamento. Il Viminale ha dovuto dare un indirizzo comune a una risposta articolata sul territorio, affidata alle competenze di prefetti e questori e al lavoro delle diverse forze di polizia, con il coinvolgimento della magistratura per gli atti di sua competenza. La qualità della gestione si misura anche nella capacità di trasformare le informazioni raccolte in decisioni tempestive e in servizi adeguati alle caratteristiche di ciascuna città.

In questo quadro si collocano anche i nuovi strumenti normativi a disposizione delle forze dell’ordine: ci riferiamo al decreto-legge approvato il 20 ottobre 2026 e che istituisce il nuovo reato di partecipazione violenta alle manifestazioni (art. 420-bis c.p.), fermo preventivo e arresto differito estesi, responsabilità dei minori e dei genitori. La vicinanza tra l’entrata in vigore della nuova norma e le manifestazioni richiede però prudenza nell’attribuire ai nuovi strumenti il diverso esito della giornata. Per comprenderne il contributo effettivo occorre ricostruire quali disposizioni siano state applicate e con quali risultati. Il dato operativo più evidente resta l’anticipo del dispositivo rispetto all’avvio dei cortei.

La tutela dell’ordine pubblico deve garantire la  possibilità per le persone di scendere in piazza in sicurezza, su questo Piantedosi è stato chiarissimo. Il 24 ottobre decine di migliaia di cittadini hanno partecipato alle manifestazioni. La prosecuzione dei cortei e il contenimento delle condotte violente costituiscono insieme il criterio con cui valutare l’efficacia dell’azione istituzionale.

È qui che prevenzione e diritto di manifestare trovano il loro punto di incontro: proteggere chi partecipa pacificamente significa impedire che la violenza organizzata condizioni lo svolgimento della protesta e metta in pericolo i presenti. Già il 17 ottobre, mentre Milano era teatro di devastazioni, a Roma la manifestazione nazionale della Cgil e della Via Maestra aveva portato migliaia di persone da piazza della Repubblica a piazza del Popolo senza incidenti. Un precedente che aiuta a distinguere il contenuto della mobilitazione dalle condotte di chi utilizza la piazza per compiere violenze.

Questa distinzione è anche al centro del nuovo articolo 420-bis: la fattispecie richiede la partecipazione a un gruppo organizzato di almeno cinque persone, l’impiego di strumenti atti a offendere e un concreto pericolo per l’incolumità delle persone. La semplice presenza in un corteo nel quale altri commettono violenze non equivale, di per sé, alla partecipazione a quelle condotte. L’efficacia della prevenzione va dunque valutata insieme alla capacità di individuare comportamenti e responsabilità specifici.

Le garanzie accompagnano l’applicazione di questi strumenti. Il fermo preventivo ha una durata massima di 12 ore, deve fondarsi su elementi concreti e prevede l’immediata informazione al pubblico ministero, che può ordinare il rilascio. Gli arresti sono sottoposti alla convalida del giudice, con la possibilità di rafforzare temporaneamente gli uffici giudiziari per rispettare i termini. Anche la presunzione di imputabilità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni è superabile con prova contraria e soggetta alla valutazione del giudice. Limiti, controlli e responsabilità individuali sono parte dell’equilibrio attraverso cui la sicurezza può tutelare l’esercizio dei diritti.

A rendere più solida questa impostazione contribuiscono risorse, formazione e procedure chiare: esigenze richiamate dall’Associazione nazionale funzionari di polizia nel valutare il rafforzamento degli strumenti contro le violenze organizzate. Un segnale nella stessa direzione è arrivato anche dall’interno della mobilitazione: secondo le ricostruzioni di stampa, nelle chat gli inviti alla violenza sono stati contrastati e i loro autori isolati ed espulsi. La possibilità di manifestare pacificamente era dunque un interesse condiviso anche da chi partecipava alla protesta.

Il passaggio dal 17 al 24 ottobre racconta così una gestione che ha dovuto misurarsi con una grave criticità e correggere rapidamente la propria risposta. È soprattutto in questa capacità di apprendere, preparare e coordinare che si può riconoscere la saggezza dell’azione del ministero dell’Interno: creare le condizioni perché la protesta potesse svolgersi, riducendo lo spazio per nuove devastazioni.