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Chiuderanno in decine di migliaia: lo scenario allarmante che preoccupa Roma

Il governo può imbastire discorsi zeppi di promesse e bugie, può ricamarci sopra quanto vuole, ma i numeri parlano chiaro e dietro quei numeri, imprenditori, lavoratori e famiglie si ritrovano nei fatti abbandonati con l’acqua alla gola. “Gli effetti della crisi indotti dalla pandemia del Covid-19”, scrive il Messaggero, ma noi correggiamo e scriviamo chiaramente: “Gli effetti della crisi indotta dal Covid e dalla pessima gestione e incapacità di questo governo” stanno emergendo nella loro totale brutalità.

Confcommercio di Roma riferisce le stime: “Per il primo trimestre del 2021 è prevista la chiusura di almeno 16 mila imprese e attività, comprese quelle di somministrazione, e lo scenario elaborato prima che fosse decretata la zona arancione per il Lazio potrebbe alla fine essere anche peggiore”.

Rivolgendo lo sguardo al futuro, Romolo Guasco, direttore del centro studi dell’associazione, aggiunge: “Se consideriamo anche lo sblocco dei licenziamenti tra tre mesi circa 44mila persone potrebbero restare senza un impiego”. Le previsioni fanno riferimento alla zona di Roma e provincia, dove per il terzo settore si contano 200mila imprese. “Il taglio stimato ammonta all’8% del totale oggi attivo, sembra una soglia contenuta ma invece è molto alta e preoccupante”, prosegue Guasco dichiarando anche: “Solo nel terzo trimestre del 2020 si è arrivati a totalizzare un numero di chiusure maggiore degli ultimi cinque anni. Se non avremo un ritorno alla normalità con regole chiare sulla riapertura delle attività, degli indennizzi forti e commisurati alle perdite subite come avviene in altri paesi europei, questo sarà lo scenario”.

Basterebbe girare per le strade del centro storico della Capitale, per constatare lo scempio: “le vetrine sono vuote e numerosi sono i cartelli che riportano ‘Vendesi’ o ‘Affittasi’. Il Messaggero specifica: “Il fenomeno non riguarda soltanto le attività a conduzione familiare ma anche le attività di grandi brand e marchi per i quali mantenere aperto uno dei tanti punti vendita rappresenta un costo senza ritorno”.

La campagna dei saldi invernali non ha prodotto i risultati attesi: “Solo nella Capitale si stima una perdita di almeno 90 milioni di euro a fronte del miliardo in meno stimato a livello nazionale”. A essersi ridotta è la spesa media della famiglia, “i commercianti lamentano una perdita variabile tra il 40 e il 50% dei ricavi con punte anche del 60-70% nei centri commerciali”.

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