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Cassese stronca il governo: “Dl Rilancio? Chi lo ha scritto non conosce il diritto”

Un’estrema sintesi del Decreto Rilancio varato dal governo? Mille commi, 111 mila parole, 620 rimandi ad altre leggi e 103 rimandi ad altri provvedimenti attuativi. E nella sostanza? Praticamente nulla. Non siamo noi a dirlo, ci mancherebbe altro, ma il giudice emerito della Corte di Cassazione Sabino Cassese, il quale esprime un giudizio per niente morbido nei confronti dell’ultimo parto del governo Conte: “Chi lo ha scritto – dice al Sole 24 Ore – non conosceva il diritto, la logica e il buon senso”. Nei 1051 commi del Decretone Rilancio si può trovare di tutto: numeri da record, che fanno impallidire anche la Finanziaria del 2007, che si era fermata a 217 articoli.

Questo “corpaccione” ha già fatto sobbalzare più di un giurista e numerosi esperti delle tecniche legislative e, soprattutto, della velocizzazione delle procedure burocratiche. Qui dentro ci si può trovare di tutto. Come spiega Il Sole 24 Ore, ci sono “abrogazioni di norme di decreti legge del filone Covid ancora in vigore, anomale ‘forme di intreccio’ con le disposizioni di altri provvedimenti urgenti all’esame del Parlamento e quindi senza il sigillo delle Camere, la mancanza della certezza dei tempi per molti procedimenti evocati. E, soprattutto, il frequente, se non quasi sistematico, collegamento vincolante a ulteriori testi attuativi. Che riguarda addirittura un terzo, o poco meno, dei 266 articoli della manovra-anticrisi”.

La valutazione di molti esperti (tra cui Cassese, appunto), così come quella del Comitato per la legislazione, suona come una sentenza: oltre che per le dimensioni, il decreto “appare anomalo”, anche perché l’intera massa di tutti i decreti legge convertiti precedentemente allo scoppio dell’epidemia prevedeva complessivamente, secondo i dati aggiornati al 7 febbraio 2020, non più di 299 provvedimenti attuativi. Lo stesso decreto Rilancio si presenta, come rilevato da Stefano Ceccanti (Pd) nella suo parere al Comitato, con “dimensioni inedite”. Le oltre 110mila parole del testo doppiano abbondantemente le 44532 del decreto Marzo (il cosiddetto Cura Italia), con cui il Governo aveva già conseguito un record.

Come se non bastasse, il testo in Parlamento è atteso da circa 8 mila emendamenti, destinati a ingarbugliare ancora di più la fitta matassa e rallentare ulteriormente i tempi per far sì che entri in vigore. Cassese mette in guardia: “Attenzione a voler cercare di eliminare la burocrazia, perché quella è necessaria, bisogna solo cercare di migliorarla, ma non se ne può fare a meno”.

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