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“Che fatica avere l’ok”. Incredibile, il capo di Pfizer sbotta contro le Autorità: cosa c’è dietro il suo sfogo

Pubblicato il 19/07/2022 11:40

Incredibile ma vero. Per capire il livello a cui siamo arrivati, Albert Bourla, vale a dire presidente e amministratore delegato di Pfizer, si lancia in uno sfogo contro le Autorità regolatorie perché a suo dire è troppo faticoso ottenre l’ok per i vaccini. Contando che nella prima ondata li hanno autorizzati praticamente senza studi e test, tanto che sono ancora inoculati come farmaci sperimentali, chissà cosa vorrebbe di più il Ceo di Pfizer. Vorrebbe un’autorizzazione sulla fiducia, senza nemmeno uno stralcio di test, senza verifiche, dati, informazione? Le sue dichiarazioni choc, che si sono poi estese anche a un attacco all’Oms e a chi fa controinformazione, sono arrivate parlando con Repubblica e con i membri del think tank Chatham House, in una conversazione “on the record”. Dice Bourla: “Nuovi vaccini anti Covid pronti in meno di 100 giorni e molto efficaci. Se solo le agenzie del farmaco fossero più rapide ad approvarli…”. Questo il suo messaggio, spazientito e insofferente, verso le agenzie, Ema e Aifa comprese. (Continua a leggere dopo la foto)

Albert Bourla, 60 anni, greco e di famiglia ebrea sefardita, è un ex veterinario. E oggi gestisce il gigante farmaceutico americano che grazie ai vaccini e alla pandemia ha incassato enormi profitti: circa 33 miliardi di euro di entrate dal vaccino Pfizer solo nel 2021. Evidentemente quella montagna di soldi però non basta, visto che Pfizer preme per smaltire tutti i vaccini prodotti, spingendo i governi a fare quarta e quinta dose. E da qui viene la critica di Bourla all’Oms, rea di non fare molto per spacciare il vaccino anche negli altri Paesi: “L’Oms pensa più alla politica invece di preparare i Paesi in via di sviluppo ad accogliere e distribuire i vaccini: abbiamo centinaia di milioni di dosi ferme in frigo, possiamo offrirle praticamente gratis. Ma, oltre a una cultura locale più avversa ai vaccini, se l’Oms non prepara le basi, le strutture e un’informazione adeguata per i vaccini in quei Paesi…”. (Continua a leggere dopo la foto)

Bourla poi condanna quella “piccola parte della comunità scientifica che con la sua disinformazione sui vaccini ha fuorviato una limitata ma significativa quantità di cittadini. Sono criminali”. Si riferisce a quei ficcanaso che, valutando test e dati stanno tirando fuori, giorno dopo giorno, la verità. Comunità scientifica e giornalisti che fanno controinformazione. Ecco, per Bourla sono criminali. Vorrebbe un modo che gli desse autorizzazione a farmaci e inoculazioni senza chiedere verifiche e un mondo in cui la comunità scientifica sia completamente assoggettata alle mire del colosso farmaceutico che lui presiede e gestisce. (Continua a leggere dopo la foto)

Bourla infine loda il settore privato, che ha avuto un “successo straordinario nei vaccini mentre le istituzioni pubbliche hanno mostrato falle e impreparazione a eventi del genere”. Aggiunge che “i vaccini anti Omicron stanno arrivando”, in autunno, “e che il ritardo è dovuto al fatto che le agenzie del farmaco europee e americane stanno chiedendo più dati e informazioni, rispetto all’inizio della pandemia. Inoltre, i parametri richiesti” dalle due sponde dell’oceano “sono diversi e quindi bisogna preparare un prodotto che soddisfi tutti”. In ogni modo, “presto avremo ottimi vaccini anti Omicron”, promette Bourla, “e, grazie alla tecnologia mRna, saremo in grado di produrne di nuovi in meno di cento giorni, se le agenzie del farmaco li approvassero più rapidamente”. Queste dichiarazioni sono semplicemente choc. Perché tutta questa paura di fornire dati più approfonditi e test più efficaci?

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