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Autostrade, altro che vittoria: i Benetton si preparano a intascare 3 miliardi

Il passaggio più surreale della brutta storia che ha visto il governo schierarsi contro i Benetton all’indomani della tragedia del Ponte Morandi, annunciando una revoca delle concessioni ormai imminente salvo poi doversi arrendere all’evidenza di una posizione di debolezza nei confronti degli imprenditori trevigiani, sono le esultanze della squadra giallorossa. Che aveva salutato a luglio l’accordo come un successo su tutta la linea. E che ora, invece, si trova a fare i conti con una situazione molto più spinosa.

Autostrade, altro che vittoria: i Benetton si preparano a intascare 3 miliardi

Dopo che i Benetton hanno di fatto stracciato l’intesa raggiunta mesi fa, la nuova soluzione che si sta delineando in queste ore è quella di una doppia newco, ovvero due holding di cui Cassa Depositi e Prestiti deterrà la maggioranza del capitale potendo così orientare il processo decisionale dell’azienda, riportandola in questo modo sotto il controllo pubblico. Le autostrade, dunque, tornerebbero nell’orbita dello Stato attraverso un’offerta vincolante per l’88% di Aspi, ora in carico ad Atlantia, la controllata degli imprenditori originari di Treviso.

Autostrade, altro che vittoria: i Benetton si preparano a intascare 3 miliardi

Il passaggio dovrebbe avvenire in due fasi: un primo in cui Cassa Depositi e Prestiti dovrebbe detenere il 51% del capitale, lasciando il rimanente 49% ai fondi esteri Blackstone e Macquaire. Successivamente quel 51% verrebbe ulteriormente scomposto per consentire l’ingresso di Cdp in maggioranza e consentire l’ingresso di imprenditori italiani all’interno della sub-holding col 49%, una cordata formata da varie casse previdenziali come Inercassa e istituti come Poste Vita. E i Benetton? L’uscita di scena non sarebbe in realtà affatto spiacevole come dipinta dal governo giallorosso in questi mesi. Anzi.

Autostrade, altro che vittoria: i Benetton si preparano a intascare 3 miliardi

Ad Atlantia andrebbe infatti un bell’assegno per una cifra complessiva tra gli 8 e i 9 miliardi di euro, di cui il 30% destinato a Edizione, la holding dei Benetton. Un importo al quale potrebbe (bene usare il condizionale, fino a prova contraria) essere decurtato un miliardo, come accantonamento per i rischi di risarcimento a seguito della tragedia del Ponte Morandi. Il totale, in ogni caso, si aggirerebbe intorno ai 3 miliardi. Niente male per chi, stando alle parole di Conte e Di Maio, avrebbe dovuto essere messo alla porta senza vedere un euro.

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