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Autobus affollati, disorganizzazione dovunque, ma per il governo è sempre colpa dei cittadini

Possono girare e rigirare la frittata quanto vogliono. Inutile cercare di mascherare la verità, il problema è un altro. Predicano in più lingue e in più salse quelle che sono le misure anticontagio da adottare sui mezzi pubblici, come ad esempio quanto si legge in un articolo proposto dal Corriere della Sera: “mani pulite, distanziamento e mascherina”. Ma siamo sicuri che il problema sia proprio questo?

È evidente che i signori del Palazzo non abbiano mai preso un mezzo pubblico e che di conseguenza non abbiano saputo gestire la situazione. La verità, molto semplicemente, è che il numero dei mezzi pubblici non è sufficiente per riuscire a soddisfare il bisogno delle persone che vi ricorrono. Ovvio che nell’ora di punta se non si intensifica il servizio, i viaggiatori si ritroveranno ammassati come sardine nonostante le esigenze di distanziamento.

Ecco dunque che si maschera la verità, l’incapacità del governo di trovare la soluzione e di mettere il cittadino nelle condizioni di rispettare le esigenze richieste dall’emergenza, è avvolta dalla scusa che le persone non siano responsabili, che non adottino le precauzioni adeguate.

E così si è scaricata la responsabilità sull’ultima ruota del carro: l’utente, il cittadino italiano che non può fare a meno di utilizzare i mezzi di trasporto, lo studente che prima di poter arrivare a scuola e frequentare le lezioni deve percorre il tragitto in pullman o in metropolitana.

Questo è un Paese che funziona al contrario. Un Paese dove il problema diventa “chi per forza di cose deve utilizzare i mezzi di trasporto” e non il governo che non è stato in grado gestire per tempo la questione. La responsabilità è dei cittadini che devono evitare di “ammassarsi” e non del Governo che ha avuto a disposizione mesi per trovare soluzioni al problema.

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Ma come si sa le bugie hanno le gambe corte e oramai l’inganno è chiaro a tutti. In questi mesi anziché pensare a come affrontare le diverse situazioni che si sarebbero presentate con la seconda ondata alle porte, hanno speso le loro energie e i nostri soldi per spartirsi le poltrone e comprare i banchi fuori dall’Italia. 

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