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Atlantia, ecco chi sono gli investitori internazionali. Chi c’è dietro ai Benetton

I Benetton sono nella bufera. Con la revoca delle concessioni autostradali in vista, e con i guai giudiziari a cui badare, Atlantia accusa il colpo. Nella holding infrastrutturale che ha in pancia, tra gli asset, l’88% di Autostrade per l’Italia, sono in corso cambi di vertice, riassetti e, soprattutto, colloqui continui con partner commerciali e investitori, la vera spina nel fianco. Ed è interessante andare a vedere, su questo fronte, quali sono, soprattutto, gli investitori internazionali che ruotano attorno all’universo Benetton. Il fondo sovrano di Singapore Gic, la banca d’affari francese Lazard e il colosso britannico del credito Hsbc, ad esempio.

Ed è altrettanto interessante sottolineare – come fanno Fabio Savelli e Martina Zambon sul Corriere della Sera – che proprio questi tre soggetti starebbero per inviare una lettera alla Commissaria Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager e al vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, chiedendo di modificare l’articolo 35 del Milleproroghe approvato alla fine dell’anno, ma da convertire in Parlamento entro febbraio, perché “compromette la prevedibilità normativa, scoraggiando gli investimenti”.

Con il Milleproroghe, infatti, è stato ridotto a 7 miliardi (dai 23 previsti dalla Convenzione del 2007 che disciplina il rapporto tra lo Stato ed Autostrade) l’indennizzo da riconoscere agli azionisti di Autostrade. Intanto, l’agenzia S&P ha declassato a “spazzatura” il titolo di Atlantia. Perché Autostrade con la revoca andrebbe in default per l’incapacità di rimborso delle linee di credito pari a 10 miliardi.

L’azionariato di Atlantia è il seguente: Sintonia (subholding di Edizione): 30,25%; GIC Private Limited: 8,14%; Fondazione Cassa di Risparmio di Torino: 4,85%; Lazard Asset Management 5,05%; HSBC: 5,01%; Azioni proprie: 0,94%; flottante: 45,76%. Tra le principali partecipazioni finanziarie vanno invece ricordate Hochtief (Essen) 23,9% e Getlink Eurotunnel (Parigi) 15,49%. Insomma, gli interessi in ballo sono davvero molti. E il castello di carta ora rischia davvero di cadere.

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