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Anche le agenzie di rating smentiscono i paladini del Mes

Promesse, rassicurazioni, sorrisi larghissimi per scacciare via ogni nube. Intorno al Mes va ormai avanti da mesi un balletto insistito con protagonisti vari ma identico copione: convincere, con parole dolci e toni accomodanti, che dietro il Fondo Salva-Stati non si nascondano pericolose trappole della Troika. Già il fatto che sia necessario sottolinearlo a ogni occasione dovrebbe far riflettere, ma tant’è. Col passare delle settimane nel ruolo di grande assolutore del Meccanismo Europeo di Stabilità abbiamo visto alternarsi esponenti del Pd, di Italia Viva e di Forza Italia, economisti e analisti, con il premier Conte passato, come prevedibile, da un secco “no” a un ben più accomodante “vedremo”. Ultimo in ordine cronologico a spendersi affinché l’Italia acceda alla liquidità del fondo è stato Nicola Giammarioli, segretario generale e numero due dello stesso Mes.

Anche le agenzie di rating smentiscono i paladini del Mes

Intervistato da Repubblica, Giammarioli si è battuto come un leone per tentare di spegnere ogni polemica ancora vigente: “L’Italia non pagherebbe alcun costo aggiuntivo, ma si troverebbe a rimborsare una cifra inferiore a quella ricevuta”. E ancora: “Oggi l’Italia risparmierebbe 500 milioni all’anno, ovvero 5 miliardi nei 10 anni coperti dalle nostre linee di credito”. E via, altre rassicurazioni: “L’accesso alla nostra nuova linea di credito non provocherebbe alcuno stigma, non ci sarebbero danni di fiducia sui mercati”. Tutto facile, insomma, tutto bello. Il Mes è un’occasione d’oro per il nostro Paese e tirarsi indietro per qualche vago sospetto sarebbe una follia. Ma le cose stanno davvero così? A prestare un orecchio a certi esperti, assolutamente no.

Anche le agenzie di rating smentiscono i paladini del Mes

La Verità ha ricordato in queste ore le analisi effettuate dagli economisti Steinkamp e Wasterman dell’università tedesca di Osnabruck che già nel 2013 rilevavano come “la quota di debito pubblico detenuto da creditori privilegiati”, come appunto il Mes, fosse aumentata durante la crisi del debito sovrano in Europa. Sottolineando “una stretta relazione tra l’aumento dei prestiti privilegiati e gli interessi pagati dai Paesi in crisi”. E se pensate che si tratti soltanto di un parere in mezzo a tanti, magari anche un po’ fazioso, sappiate che anche l’agenzia di rating Standard and Poor’s aveva espresso in passato simili preoccupazioni. Nel 2011 scriveva ad esempio che un eventuale accesso al Mes del Portogallo “conferma le nostre aspettative in merito alla possibile ristrutturazione del debito e al fatto che questo sarà subordinato al Mes”.

Anche le agenzie di rating smentiscono i paladini del Mes

Per Standard & Poor’s si trattava, nell’occasione, di fattori pregiudizievoli che avrebbero potuto portare a un abbassamento del rating. Parliamo di un passato non troppo remoto che però ora Bruxelles e i suoi fedelissimi tentano di spazzare via di colpo, nascondendone del tutto l’esistenza. D’altronde, nonostante gli sforzi di Giammarioli per rassicurarci, l’articolo 14.6 del trattato istitutivo recita: “Dopo che un membro del Mes abbia già ottenuto fondi una prima volta, il consiglio di amministrazione decide di comune accordo […] se la linea di credito è ancora adeguata o se sia necessaria un’altra forma di assistenza finanziaria”. Mes, Commissione Ue e Bce hanno dunque la facoltà di cambiare le regole a partita in corso. Ma pensate che questa eventualità possa prendere corpo siete, ovviamente, solo dei malpensanti. Parola del Mes stesso.

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