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Altro che difesa dei consumatori… Il lato oscuro del Nutriscore

Si è fatto un gran polverone sul diritto della trasmissione Rai 2 “Anni 20” di muovere critiche all’Europa. A venire coperto dal rumore, però, c’è anche un tema che riguarda tutti: l’etichetta sulla qualità dei cibi “Nutriscore” e il “lato oscuro“ delle associazioni di consumatori che lo stanno proponendo.

Se domani al supermercato orienteremo i nostri acquisti su merende confezionate invece che un litro di latte della Centrale, sarà grazie a quel bollino e a quelle associazioni che, soltanto ieri, ci spiegavano che la dieta mediterranea è la migliore.
L’inchiesta di Filippo Barone realizzata tra Spagna, Francia, Belgio e Italia è divisa in quattro capitoli. (Continua dopo la foto)

Presi tra i supermercati d’Europa i prodotti promossi e bocciati dal Nutriscore, li vediamo sul tavolo di una nutrizionista. Poi se ne chiede il senso a uno dei proponenti di spicco, l’italiana Altroconsumo.
(Capitolo 1: https://www.facebook.com/filippo.barone.37/posts/10225037229058846 )

Multinazionali del cibo, come Nestlé, spiegano le loro ragioni industriale per sostenere il Nutriscore. Mentre fa da controcanto un prestigioso nutrizionista francese, Philippe Legrand, che spiega come l’idea di semaforo ai cibi, basato sulle percentuali di grassi, sia scientificamente sorpassato.
(Capitolo 2:  https://www.facebook.com/filippo.barone.37/posts/10225037403503207 )


Ma la sorpresa è un’altra: i gruppi di consumatori che a Bruxelles sostengono con forza il Nutriscore. A guardar bene, molte delle associazioni firmatarie sono pezzi di un’unica holding, Euroconsumers SA, sede in Lussemburgo e fini palesemente fini di lucro.
Un aspetto che non scandalizza Monique Goyens, direttore generale del Beuc, federazione di associazione di consumatori (di cui Euroconsumers fa parte). Il Beuc assicura di non accettare finanziamenti privati, ma di fronte alla smentita vira sulla retorica delle buone intenzioni.
(Capitolo 3: https://www.facebook.com/1261247699/posts/10225366862579478/?app=fbl(Continua dopo la foto)


Agiscono per noi consumatori, dicono, e noi ci fidiamo. Fanno affari per poter agire meglio nel nostro interesse. E noi ci fidiamo. Ma per fidarsi fino in fondo, la trasparenza è una condizione irrinunciabile. Invece, tocca fare indagini esperte per sbrogliare l’intricata rete di partecipazioni finanziare di queste associazioni di consumatori. In Spagna il giornalista economico, David Placer, scopre una filiale di Euroconsumers a Hong Kong gestita da un protagonista dei Panama papers, lo scandalo internazionale sui paradisi fiscali, la Worldcado limited, usata da Euroconsumers per i gadget che le associazioni usano per persuadere (sic.) i nuovi associati, come tablet e cellulari.
(Capitolo 4:  https://www.facebook.com/1261247699/posts/10225366887500101/?app=fbl)

Dopo la messa in onda dei quattro servizi, Altroconsumo replica con una lunga lettera che non entra mai nel merito e non smentisce alcun punto dell’inchiesta, ma cavalca le polemiche sollevate dalla politica intorno ad altri servizi, citandone le critiche come fossero inerenti a quel lavoro. Sempre a difesa dei consumatori, s’intende.
Replica di Altroconsumo: https://www.altroconsumo.it/organizzazione/media-e-press/comunicati/2021/altroconsumo-rai-anni20

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