Vai al contenuto

Il Viminale protegge chi manifesta: la fermezza selettiva che ha azzerato i violenti nei cortei del 24 ottobre

Pubblicato il 26/10/2026 18:41

Decine di migliaia di persone in piazza, proteste nelle principali città italiane e un dispositivo di sicurezza chiamato a impedire nuove devastazioni. Il 24 ottobre 2026 la gestione dell’ordine pubblico nelle piazze italiane ha affrontato una prova che andava oltre la protezione di strade, negozi e edifici: garantire che i cittadini potessero manifestare senza essere esposti alla violenza di gruppi intenzionati a trasformare i cortei in scontri. È in questo equilibrio tra sicurezza e libertà di protesta che emerge il valore della fermezza selettiva adottata dal Viminale, guidato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Il precedente del 17 ottobre pesava sulla preparazione della giornata. Le immagini dei saccheggi e degli incendi, soprattutto a Milano, avevano reso concreto il rischio di una nuova escalation. Alla necessità di proteggere residenti, commercianti e forze dell’ordine si aggiungeva quella di tutelare gli stessi partecipanti alle manifestazioni. Quando un corteo degenera, anche chi è sceso in strada pacificamente vede compromessa la possibilità di esprimere le proprie ragioni.

La risposta del ministero dell’Interno ha puntato sull’anticipazione dei controlli e sull’individuazione delle situazioni di rischio. Attività informativa, verifiche nelle stazioni, perquisizioni preventive e presidi sul territorio hanno preparato lo svolgimento dei cortei. L’obiettivo operativo era intervenire sulle possibili minacce prima che confluissero nelle piazze, dove la presenza di molte persone rende più difficile distinguere le condotte e proteggere chi si trova vicino agli scontri.

Il bilancio complessivo del 24 ottobre comprende 4.454 persone identificate, 207 fermi preventivi, 15 arresti e 100 denunce. Sono inoltre 110 i minorenni accompagnati negli uffici di polizia prima o durante le manifestazioni. Ciascuna di queste categorie ha un significato diverso: un’identificazione non è un arresto e un provvedimento preventivo non costituisce un accertamento di colpevolezza. La selettività dell’intervento si misura proprio nella capacità di valutare le singole situazioni, evitando di attribuire indistintamente a tutti i partecipanti le intenzioni o le responsabilità di alcuni.

Roma offre un esempio del lavoro svolto prima dell’arrivo dei manifestanti nelle piazze. Le perquisizioni, effettuate d’intesa con la Procura, erano mirate alla ricerca di materiale compatibile con le “istruzioni operative” circolate in rete. Nella capitale sono stati effettuati 28 fermi preventivi, sei dei quali relativi a minorenni. A Milano, dove il fine settimana precedente aveva lasciato il segno più pesante, il corteo partito da piazza Cairoli ha potuto svolgersi sotto la vigilanza delle forze dell’ordine senza riprodurre lo scenario delle devastazioni.

La giornata ha comunque registrato tensioni, con scontri ripetuti a Torino e momenti difficili anche in altre città. Questo dato va tenuto dentro la valutazione dell’operato del Viminale: il dispositivo ha dovuto affrontare rischi differenti e adattare gli interventi durante lo svolgimento delle manifestazioni. Il risultato da considerare è che la partecipazione di decine di migliaia di cittadini si è accompagnata al contenimento delle violenze, senza una replica dei saccheggi e delle devastazioni del precedente fine settimana.

Per comprendere il rapporto tra prevenzione e libertà di protesta è utile tornare anche al 17 ottobre. Nello stesso pomeriggio in cui Milano veniva attraversata dagli incidenti, a Roma migliaia di persone partecipavano alla manifestazione nazionale della Cgil e della Via Maestra senza scontri. Due situazioni diverse, che chiedevano risposte adeguate alle condizioni concrete. Il contenuto della protesta, la sua forza polemica e il dissenso verso il Governo appartengono al confronto democratico. La valutazione di sicurezza deve concentrarsi sui comportamenti e sui pericoli per le persone.

La fermezza selettiva acquista quindi significato quando è accompagnata da criteri riconoscibili e garanzie effettive. Per i fermi preventivi sono previsti elementi concreti a fondamento dell’intervento, una durata massima di 12 ore e l’immediata informazione al pubblico ministero, che può ordinare il rilascio. Gli arresti sono sottoposti alla convalida del giudice. Questi controlli definiscono i limiti entro cui esercitare i poteri di prevenzione e consentono di sottoporre le decisioni alle verifiche previste.

L’attenzione deve essere particolarmente alta quando sono coinvolti minorenni. Il numero dei giovani accompagnati negli uffici di polizia mostra quanto questa componente abbia inciso sulla gestione della giornata. Proprio per questo, l’età dei partecipanti richiede valutazioni individuali accurate e il rispetto delle specifiche garanzie. La presenza in un corteo, anche quando al suo interno si verificano violenze, non basta da sola ad attribuire una responsabilità personale.

Istituzioni e manifestanti pacifici hanno un interesse comune da proteggere

Il lavoro delle istituzioni incontra l’interesse di chi vuole manifestare pacificamente. Chi scende in piazza per esprimere una rivendicazione ha bisogno che il corteo possa svolgersi, che le persone siano al sicuro e che le proprie ragioni restino al centro dell’attenzione. Prevenire le violenze significa proteggere anche queste condizioni: impedire che incendi, saccheggi e aggressioni compromettano la partecipazione e finiscano per oscurare il messaggio della protesta.

È su questo terreno che l’azione del ministero guidato da Matteo Piantedosi incontra un’esigenza condivisa dagli stessi partecipanti, anche quando manifestano contro le scelte del Governo. La tutela della loro sicurezza e della possibilità di esprimere il dissenso è una responsabilità delle istituzioni. L’efficacia della gestione della piazza si misura anche nella capacità di assolverla.

Un segnale significativo è arrivato dall’interno della mobilitazione. Secondo le ricostruzioni di stampa, nelle chat gli inviti alla violenza sono stati contrastati e i loro autori isolati ed espulsi. Queste prese di posizione mostrano un interesse concreto a preservare il carattere pacifico della protesta. L’attività di prevenzione delle forze dell’ordine e il rifiuto della violenza da parte dei partecipanti possono così concorrere, ciascuno nel proprio ruolo, a rendere possibile lo svolgimento delle manifestazioni.

Per rendere stabile questo equilibrio servono operatori preparati, risorse adeguate e procedure chiare, come ha sottolineato anche l’Associazione nazionale funzionari di polizia. Al Viminale spetta tenere insieme l’indirizzo generale e le esigenze delle singole piazze, attraverso il coordinamento di prefetture, questure e forze di polizia. La tempestività delle decisioni deve accompagnarsi alla precisione degli interventi.

Il 24 ottobre offre così un criterio concreto per valutare la qualità della gestione dell’ordine pubblico: la possibilità per migliaia di cittadini di esercitare il diritto di protesta mentre le istituzioni contengono le condotte che lo mettono in pericolo. Proteggere chi manifesta significa anche questo: garantire che le piazze restino accessibili a chi vuole far sentire la propria voce e che la violenza non ne determini lo svolgimento.