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Stefano Addeo, il prof che insultò Meloni in rianimazione dopo una caduta dal balcone

Pubblicato il 11/05/2026 16:30

Stefano Addeo in rianimazione dopo una caduta dal balcone: il professore del post contro la figlia di Giorgia Meloni è grave

Nuovo dramma attorno alla vicenda di Stefano Addeo, il professore di tedesco di 65 anni diventato noto in tutta Italia dopo il caso del post social contro la figlia della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

L’uomo è ora ricoverato in condizioni gravissime all’Ospedale del Mare di Napoli dopo quello che viene descritto come un nuovo presunto tentativo di suicidio.

Secondo le prime ricostruzioni emerse nelle ultime ore, Addeo sarebbe precipitato dal secondo piano della sua abitazione, situata in provincia di Napoli, nella serata di domenica. L’allarme è stato immediato e sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che hanno trasportato il docente d’urgenza in ospedale.

Le condizioni del professore ricoverato a Napoli

Il quadro clinico viene definito estremamente delicato. Stefano Addeo sarebbe stato intubato poco dopo l’arrivo in ospedale e i medici avrebbero disposto il coma farmacologico per tentare di stabilizzare le sue condizioni.

Nella caduta il professore avrebbe riportato lesioni interne molto gravi. Traumi importanti avrebbero interessato diverse vertebre, il fegato e soprattutto il sistema dei grandi vasi addominali. Secondo quanto trapelato dall’ambiente sanitario, i medici starebbero monitorando con particolare attenzione il coinvolgimento della vena porta e della vena cava inferiore, strutture fondamentali per la circolazione del sangue verso il cuore.

I sanitari avrebbero inoltre riscontrato un trauma cranico con un piccolo versamento intracranico. Al momento, però, le lesioni interne sarebbero considerate il problema più critico. La prognosi resta riservata e le prossime ore potrebbero essere decisive per capire l’evoluzione del quadro clinico.

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Il precedente tentativo di suicidio

Non si tratta del primo episodio drammatico legato alla vicenda personale del docente. Già nel giugno del 2025 Stefano Addeo aveva tentato il suicidio ingerendo farmaci e barbiturici. In quell’occasione il professore fu salvato grazie all’intervento tempestivo dei carabinieri e dei sanitari del 118.

Secondo quanto raccontato allora, sarebbe stato lo stesso Addeo a contattare la dirigente scolastica dell’istituto dove insegnava, manifestando la volontà di togliersi la vita. La preside lanciò immediatamente l’allarme, consentendo ai soccorritori di intervenire prima che fosse troppo tardi.

Da quel momento il docente avrebbe continuato a convivere con il peso mediatico e personale della vicenda che lo aveva travolto. Alcune persone vicine all’uomo raccontano di mesi molto difficili, segnati dall’isolamento e dalla pressione legata all’esposizione pubblica.

Il caso del post contro la figlia di Giorgia Meloni

Il nome di Stefano Addeo era diventato noto a livello nazionale dopo la pubblicazione di un messaggio social contro la figlia della premier Giorgia Meloni. Il contenuto del post provocò una durissima reazione politica e istituzionale, con condanne arrivate da più parti del mondo politico.

La vicenda esplose rapidamente sui social e sui media nazionali, trasformando il docente in uno dei casi più discussi di quei giorni. Successivamente Addeo aveva chiesto pubblicamente scusa, definendo il messaggio “un gesto stupido” scritto d’impulso.

Il professore aveva inoltre sostenuto che il testo fosse stato generato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, citando ChatGPT. Una ricostruzione che però venne fortemente contestata, anche alla luce delle verifiche effettuate sui sistemi AI, progettati per non produrre contenuti d’odio di quel tipo.

La sospensione e il ritorno a scuola

Dopo il clamore mediatico, nei confronti del docente era stato avviato un procedimento disciplinare che aveva portato alla sospensione dal servizio. In seguito Addeo era stato riammesso, ma senza stipendio.

Il professore insegnava al liceo scientifico “Medi” di Cicciano ed era conosciuto nel territorio di Marigliano, dove viveva occupandosi anche della madre molto anziana. Secondo alcune testimonianze raccolte nelle ultime ore, l’uomo non avrebbe manifestato segnali evidenti di un nuovo gesto estremo.

La vicenda riaccende ora il dibattito sulle conseguenze psicologiche dell’esposizione mediatica e della pressione sociale nei casi che diventano oggetto di polemiche pubbliche nazionali. Un tema che negli ultimi anni è tornato più volte al centro dell’attenzione, soprattutto quando persone comuni finiscono improvvisamente travolte da un’ondata di attenzione mediatica.