
La chiusura delle indagini su Andrea Sempio — accusato dalla Procura di Pavia di essere l’unico responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi — ha scatenato una reazione a catena che potrebbe cambiare tutto. L’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, ha commentato la notizia in diretta a IgnotoX su La7 con parole che non lasciano spazio a interpretazioni. E il Corriere ha ricostruito punto per punto come la nuova inchiesta smonta il vecchio impianto accusatorio che ha portato Stasi in carcere.
“Alberto ha una speranza sempre più crescente”

De Rensis ha descritto lo stato d’animo del suo assistito con un equilibrio che dice molto: “Alberto ha una speranza sempre più crescente, ma ha anche comunque un equilibrio che lo fa rimanere con i piedi per terra, consapevole della sua situazione attuale di detenuto, e altrettanto consapevole che questa è un’indagine seria, che forse ci permetterà di lavorare intensamente, e nel tempo più veloce possibile, compatibilmente con la mole degli atti, per preparare una richiesta di revisione”.
L’avvocato ha poi alzato il tiro con una serie di dichiarazioni che hanno fatto alzare le sopracciglia a più di un osservatore. “Questa indagine fa e farà tanta paura a qualcuno. Si cerca di sfuggire la realtà immaginando situazioni che non hanno niente a che vedere con la realtà. Chissà che questa indagine non ci faccia scoprire che qualche censore verrà poi censurato”. E ancora: “Che ci sia stata un’operazione spazzatura, questo è sicuro. Però quando fai l’operazione spazzatura, devi calcolare bene il vento, perché se sbagli il vento la spazzatura ti torna in faccia”.
Smontato il vecchio impianto: dall’orario della morte alle impronte
Il Corriere della Sera ha ricostruito in dettaglio come la nuova inchiesta demolisce i punti cardine della condanna di Stasi. Il primo e più importante riguarda l’orario della morte. Nella vecchia inchiesta, l’accusa aveva calibrato tutto sulla piccola finestra di 23 minuti in cui Stasi era senza alibi — tra le 9.12, quando Chiara disattiva l’allarme, e le 9.35, quando Stasi torna al pc. La nuova consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo colloca invece la morte non prima delle 9.45 e non oltre le 11.15-12.15. Stasi ha un alibi per quell’intervallo. Da solo, questo elemento lo scagiona.
Cambiano anche i movimenti in casa. Il killer non avrebbe usato il bagno davanti alle scale per ripulirsi — dove non furono trovate tracce di sangue — ma probabilmente il lavabo della cucina. Questo scarica di significato le due impronte digitali di Stasi sul dispenser del sapone in bagno, considerate ora legittime alla luce della frequentazione della casa. Vengono anche trovate impronte a “V” compatibili con le sue scarpe Lacoste nel disimpegno davanti alla porta a soffietto — segno che Stasi era davvero il primo a scoprire il corpo. E le 19 ore passate prima del sequestro delle calzature, usate nel frattempo, spiegherebbero l’assenza di riscontri con il luminol.
La chiavetta, l’intercettazione in auto e il movente che non c’è mai stato
Al centro della nuova ricostruzione c’è anche la chiavetta USB, ritenuta dagli inquirenti la prova che Sempio avesse visto filmati intimi di Chiara e Alberto. Una lettura che la difesa di Sempio contesta sostenendo che quei video sarebbero incompatibili con i cellulari del 2007. Cruciale anche l’intercettazione in auto del 14 aprile 2025: Sempio dice da solo “Ho visto il video di Chiara e Alberto” — una frase che smentisce la sua versione di non aver mai frequentato la ragazza. Per tutti i dettagli sulla dinamica dell’intercettazione e sul percorso verso la revisione del processo potete leggere questa ricostruzione completa.
Il vecchio movente di Stasi — l’uccisione di Chiara perché lei avrebbe scoperto materiale pedopornografico — non è mai stato dimostrato. Le chat tra i due fidanzati non mostrano screzi o tensioni. La nuova inchiesta ha un movente diverso per Sempio: il rifiuto delle sue avance sessuali. Due ricostruzioni opposte, due imputati diversi, e un sistema giudiziario che dovrà trovare una via d’uscita da un paradosso senza precedenti.
Alberto Stasi è detenuto nel carcere di Bollate da oltre dieci anni, dove sta scontando una condanna definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Quando ha saputo dei dettagli delle intercettazioni attribuite ad Andrea Sempio — l’uomo che la Procura di Pavia ha appena indagato come unico responsabile di quel delitto — ha preso il telefono e ha chiamato la sua avvocata in lacrime. Lo ha raccontato la legale Giada Boccellari, intervenuta alla trasmissione Realpolitik su Rete 4.
“Alberto mi ha telefonato commosso”
Le parole dell’avvocata sono precise e cariche di significato: “Alberto mi ha telefonato commosso. Se il contenuto di quelle registrazioni fosse confermato, l’obiettivo sarebbe tirarlo fuori dal carcere il prima possibile”. Una reazione che racconta lo stato d’animo di un uomo che da anni sostiene la propria innocenza e che adesso, per la prima volta, vede aprirsi uno spiraglio concreto — non solo sul piano mediatico ma su quello giudiziario.
“Due pesi e due misure”: la tesi della disparità giudiziaria
La strategia difensiva di Boccellari punta il dito su qualcosa di specifico e potente: la disparità di trattamento tra Stasi nel 2007 e Sempio oggi. Nel primo processo non esisteva nulla di paragonabile, per gravità, alle intercettazioni emerse nelle nuove indagini. L’avvocata lo dice senza giri di parole: “Se Stasi avesse detto cose simili, avrebbe preso tre ergastoli”. Una frase che fotografa in modo brutale la tesi difensiva: l’imputato giusto, nel 2007, è stato trattato in modo completamente diverso dall’imputato di oggi. Due pesi, due misure. Stessa vicenda, approcci opposti.
La mossa che può cambiare tutto: sospensione della pena
Con la chiusura delle indagini ormai formalizzata, la difesa di Stasi sta valutando le prossime mosse. La strada principale resta la richiesta di revisione del processo — un iter lungo che passerà dalla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, poi eventualmente dalla Corte d’appello di Brescia. Ma la difesa sta studiando anche una mossa parallela e potenzialmente più rapida: la richiesta di sospensione della pena.
Se il quadro indiziario contro Sempio si rivelasse solido, la difesa chiederà che Stasi venga scarcerato immediatamente, in attesa che il nuovo giudizio faccia il suo corso. Dieci anni di carcere, una condanna costruita su un’inchiesta che la nuova Procura ritiene piena di errori e omissioni, e adesso un altro uomo nel registro degli indagati. La difesa ritiene che trattenere Stasi in cella in questo contesto sia diventato inaccettabile.
L’attesa e il passo decisivo
Tutto ora dipende dalla Procura di Pavia, che dovrà decidere se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio per Sempio. Quel passaggio formale aprirebbe la strada — sul piano della revisione — alla possibile scarcerazione del cosiddetto “biondino di Garlasco”. Una vicenda che ha attraversato quasi vent’anni di processi, condanne, polemiche e verità contrapposte potrebbe essere vicina a un epilogo che nessuno, nel 2007, avrebbe immaginato possibile.
