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Italia ai Mondiali 2026, il vertice chiave: la data che può cambiare tutto

Pubblicato il 05/05/2026 22:07 - Aggiornato il 05/05/2026 22:08

Italia ai Mondiali 2026: cerchiate il 20 maggio — quel giorno si decide tutto sul ripescaggio degli azzurri

Il sogno del ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026 non è ancora finito. Anzi, sta diventando sempre più concreto — anche se la strada resta complicata e piena di ostacoli. Secondo quanto rivelato dall’agenzia di stampa Associated Press, la FIFA ha convocato un vertice a Zurigo per il 20 maggio con i vertici della federazione calcistica iraniana, confermato anche dal presidente federale dell’Iran Mehdi Taj. Quella data potrebbe essere decisiva: entro il 20 maggio, verosimilmente, si saprà se l’Iran parteciperà o meno al torneo iridato in programma dall’11 giugno in Stati Uniti, Messico e Canada.

Cosa è successo all’Iran: dal Congresso di Vancouver alla crisi diplomatica

La vicenda si è complicata rapidamente. I dirigenti della federazione calcistica iraniana — incluso il presidente Mehdi Taj — non hanno partecipato al 76° Congresso FIFA tenutosi a Vancouver. La delegazione era arrivata a Toronto, ma è stata respinta: secondo i media iraniani, Taj, ex membro del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), e due suoi colleghi sono stati fermati dagli agenti dell’immigrazione canadese e costretti a rientrare in patria. Il ministro degli Esteri canadese Anita Anand ha parlato genericamente di “revoca” del permesso di ingresso, ricollegandola ai legami di Taj con i Pasdaran, classificati come organizzazione terroristica in Canada.

Nonostante questo, Gianni Infantino aveva aperto il Congresso con parole nette: “L’Iran giocherà i Mondiali e il motivo è semplice: dobbiamo unire la gente. Il calcio ci unisce, dobbiamo essere ottimisti e sorridere”. Ma la realtà sul campo è più complicata di uno slogan.

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Il segnale da Seattle: la bandiera italiana al posto di quella iraniana

Zampolli a Trump e alla Fifa: "Ai Mondiali vada l'Italia, non l'Iran"

Nel frattempo, da Seattle — una delle città ospitanti della fase a gironi — era arrivato un segnale simbolico che aveva fatto il giro del web: durante un evento ufficiale, la bandiera iraniana era stata sostituita con quella italiana. Un gesto senza valore formale, ma potentissimo dal punto di vista mediatico, che ha riacceso la speranza degli azzurri e alimentato il dibattito su cosa succederebbe davvero se l’Iran dovesse rinunciare.

Trump: “Non ci penso troppo”, ma non chiude la porta

Interpellato sulla questione nello Studio Ovale, Donald Trump aveva risposto con una certa nonchalance: “L’Italia al posto dell’Iran ai Mondiali? Non ci penso troppo… È una domanda interessante… Non vogliamo penalizzare gli atleti”. Girando poi la questione al segretario di Stato Marco Rubio, che era stato ancora più esplicito: “Il problema non sarebbero gli atleti. Sarebbero alcune delle altre persone che l’Iran vorrebbe portare, alcune delle quali hanno legami con le Guardie Rivoluzionarie”. Un segnale che la porta non è chiusa — ma che le condizioni per la partecipazione iraniana sono tutt’altro che scontate.

La proposta di Zampolli e il “no” della FIFA

A scatenare il dibattito era stata la proposta di Paolo Zampolli, inviato speciale di Trump in Italia, che aveva rivelato al Financial Times di aver suggerito personalmente sia a Trump che a Infantino di far partecipare l’Italia al posto dell’Iran: “Sono italiano e sarebbe un sogno vedere gli azzurri in un torneo ospitato dagli Stati Uniti. Con quattro titoli mondiali, hanno il prestigio necessario”.

La FIFA aveva però già risposto — secondo fonti interne citate dal quotidiano spagnolo El País — definendo l’idea “impraticabile”. Il motivo è tecnico e regolamentare: in caso di forfait dell’Iran, a subentrare sarebbe una nazionale della stessa confederazione asiatica. Nella fattispecie toccherebbe agli Emirati Arabi Uniti, prossimi nella graduatoria di qualificazione. L’Italia, che appartiene alla UEFA, non rientrerebbe automaticamente nel quadro.

Il 20 maggio: la data che può cambiare tutto

Nonostante le smentite ufficiali, il vertice del 20 maggio a Zurigo tiene aperto lo scenario. Se l’Iran dovesse rinunciare, la pressione politica — con Trump che ospita il torneo e Zampolli che spinge — potrebbe portare a soluzioni fuori dagli schemi consueti. Tutto dipenderà dall’evoluzione del conflitto con gli Stati Uniti e dalle garanzie di sicurezza che la FIFA e Washington sapranno offrire alla delegazione iraniana.

Per ora, gli azzurri osservano. E sperano che il 20 maggio porti buone notizie — anche se per strade tortuose e imprevedibili.