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Coca Cola non vuole le tasse italiane: licenzia 150 lavoratori e scappa in Albania

Lo Stato mi tassa? E io scappo. Quali conseguenza avrà la tassa sulla plastica e sullo zucchero? Saranno molte. Una di queste, ad esempio, la racconta oggi Il Fatto Quotidiano, e riguarda nientepopodimeno che la Coca Cola, la quale, nel pieno delle vacanze natalizie, ai lavoratori della Sibeg di Catania – una delle aziende del gruppo, addetta all’imbottigliamento – ha fatto sapere che andranno a casa in 151 su 340. Lo stabilimento siciliano sarà smantellato per metà e quella parte di produzione sarà trasferita in Albania. Scrive Il Fatto: “Una destinazione che negli ultimi anni ha accolto tante imprese italiane, attratte dall’altro lato dell’Adriatico non solo per ragioni fiscali ma anche per gli stipendi molto bassi”.

La nuova fuga è stata annunciata in questi giorni, proprio sotto Natale, dall’amministratore delegato Sibeg, Luca Busi, a conferma che le minacce fatte pervenire al governo per tutto il tempo di discussione della manovra erano da prendere sul serio. “Abbiamo ospitato nella nostra sede il sottosegretario Buffagni – ha spiegato Busi – chiarendo che con questi numeri non teniamo il mercato: purtroppo saremo costretti a depotenziare i nostri stabilimenti catanesi, spostando gran parte delle produzioni nei nostri impianti di Tirana”. Un format già visto ma con un metodo inusuale: difficilmente chi chiude in Italia per delocalizzare e risparmiare sui costi lo ammette in modo così candido e diretto. Una scelta del tutto impopolare, anche perché cade su un territorio in cui i posti di lavoro scarseggiano e per giunta rovina le vacanze delle famiglie coinvolte.

Scrive Il Fatto: “La necessità di portare avanti questa battaglia politica ha prevalso. Secondo la Flai Cgil, tuttavia, i nuovi balzelli introdotti dalla manovra sono solo un pretesto. Anche perché, nel corso dell’esame in Parlamento, la versione iniziale è stata mitigata. ‘Non accettiamo strumentalizzazioni – dicono dal sindacato – da parte di aziende che, nascondendosi dietro alla tassa, vorrebbero programmare chiusure di stabilimenti e riduzione degli organici’. La tassa sulla plastica, per esempio, non sarà di un euro ma solo 40 centesimi al chilo, e non partirà subito ma dal primo luglio”.

La sugar tax entrerà in vigore il primo ottobre. Si tratta di due tributi “etici” sui quali da tempo è in atto un acceso dibattito. L’obiettivo, secondo la versione ufficiale, è orientare i consumatori verso scelte più sane e compatibili con l’ambiente. Come effetto indiretto, riducono gli affari dell’industria delle bibite gassate. Se il prezzo resta uguale, diminuiscono i guadagni; se si alza, si possono ridurre le vendite. Ecco perché la Coca Cola ha condotto da subito una crociata che tra l’altro non si scaglierà solo su Catania, ma anche su altri impianti italiani. I vertici hanno già detto che sarà bloccato il piano di investimenti da 49 milioni di euro e l’intero stabilimento di Marcianise (Caserta) potrebbe essere chiuso travolgendo oltre 800 persone tra diretti e indotto. Inoltre, per recuperare sui costi delle nuove tasse, le arance non saranno più acquistate dai produttori siciliani, ma dall’estero.

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