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Colonialismo 2.0: come la Francia, grazie alla moneta, continua a influenzare gli Stati africani

Un fenomeno che non si è mai esaurito, in realtà, quello del colonialismo francese in Costa D’Avorio. E basta pensare, per capire di cosa parliamo, alla storia della moneta, che ha vissuto una recente evoluzione: a dicembre 2019 ad Abidjan il presidente francese Emmanuel Macron e la sua controparte ivoriana Alassane Dramane Ouattara hanno annunciato in una conferenza stampa comune la fine del Franco CFA e la nascita del nuovo ECO, la valuta che andrà a sostituirlo.

Nato nel 1945 come “Franco delle colonie francesi d’Africa”, per un decreto del presidente De Gaulle, il Franco CFA era poi stato rinominato “Franco della Comunità Francese d’Africa”. Dal 1994 in poi, anno del trattato di Dakar firmato in Senegal, la maggior parte delle ex colonie francesi in Africa si erano successivamente riunite nell’Unione Economica Monetaria dell’Ovest Africano, adottando come moneta unica comune il franco CFA dell’Africa Occidentale. In quello stesso anno nasceva la Comunità Economica Monetaria dell’Africa Centrale.

Colonialismo 2.0: come la Francia, grazie alla moneta, continua a influenzare gli Stati africani

Svolgendo il ruolo di garante per l’emissione delle valute e dettando le regole, la Francia ha sempre continuato di fatto a svolgere il suo ruolo nell’intera area. Pensare, per esempio, che il Franco CFA prevede un tasso di cambio fisso con la valuta francese, un tempo il franco e oggi l’euro. Un vincolo che impedisce ai Paesi africani di svalutare la propria moneta, rendendo così più costose le importazioni dall’Europa. A rimetterci è ovviamente la produzione locale e l’importazione di merci da altre nazioni africane vicine, facilitando di contro le esportazioni da Stati europei in queste zone. I governi delle nazioni africane sono inoltre obbligati a dare priorità all’acquisto di beni e servizi da aziende francesi, anche qualora siano più costosi rispetto a quelli che potrebbero acquistare altrove.

Le imprese francesi, di contro, devono essere il destinatario prioritario delle esportazioni, soprattutto di materie prime, da questi Paesi africani. Altra regola è che le emissioni di franchi CFA siano fatte in base alle garanzie fornite dalla Banque de France, che decide di fatto quanti franchi CFA emettere per garantire la stabilità della moneta rispetto all’euro. Qualsiasi politica monetaria di sviluppo dei Paesi africani è quindi di fatto stroncata sul nascere. Infine, il 50% delle riserve valutarie estere incassate tramite le esportazioni di merci dai paesi africani al di fuori della loro comunità economica, vengono detenute dal Tesoro francese. Basta aggiungere a questo già significativo quadro la presenza militare strategica nell’area, ed ecco che il colonialismo contemporaneo prende una forma più definita.

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