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Mes, l’appello di 32 economisti italiani: “Non stiamo con Salvini, ma serve un cambio di rotta”

Trentadue economisti, provenienti da realtà diverse. La maggior parte docenti nelle principali università italiane. Concordi nel firmare un appello sulle trattative per il Meccanismo Europeo di Stabilità, il discusso Mes che continua a tenere banco nonostante i tentativi del premier Conte di gettare acqua sul fuoco. Per manifestare tutta la preoccupazione di fronte a una riforma che si rivelerebbe inutile se non dannosa qualora non fosse accompagnata anche da un ripensamento della logica europea.

Mes, l'appello di 32 economisti italiani: "Non stiamo con Salvini, ma serve un cambio di rotta"

Un appello che è stato letto da Matteo Salvini in Aula nelle scorse ore. Passaggio, questo, che ha spinto i firmatari a prendere le distanze da un politico dal quale “siamo molto distanti per cultura, orientamento politico e posizioni di politica economica”. Ribadendo, però, l’importanza del loro messaggio: “Ci spiace che invece non sembri essere stato preso in considerazione dalle forze di sinistra, a cui in primo luogo ci rivolgevamo, spinti dalla preoccupazione per i problemi reali che gli accordi in discussione potrebbero provocare e dal fatto che queste trattative continuino a svolgersi in base a una logica che si è dimostrata profondamente errata”.

Mes, l'appello di 32 economisti italiani: "Non stiamo con Salvini, ma serve un cambio di rotta"

“La performance economica dell’Eurozona – ricordano gli economisti – è stata in questi anni tra le peggiori nel mondo, e in vari paesi sono sempre più frequenti le manifestazioni di protesta per l’aumento delle disuguaglianze e la crescente incertezza dei cittadini per le loro condizioni di vita. Senza un cambiamento profondo, a partire dalle attuali proposte, l’Unione europea rischia di non avere un futuro”. A firmare il documento, Nicola Acocella, Sergio Bruno, Sergio Cesaratto, Carlo Clericetti, Massimo D’Antoni, Antonio Di Majo, Giovanni Dosi, Sebastiano Fadda, Maurizio Franzini, Andrea Fumagalli, Mauro Gallegati, PierGiorgio Gawronsky, Claudio Gnesutta, Riccardo Leoni, Stefano Lucarelli, Ugo Marani,
Massimiliano Mazzanti, Domenico Mario Nuti, Ruggero Paladini, Gabriele Pastrello, Anna Pettini, Paolo Pini, Felice Roberto Pizzuti (univ. Roma La Sapienza)
Riccardo Realfonzo, Roberto Romano, Guido Rey, Roberto Schiattarella, Alessandro Somma, Antonella Stirati, Leonello Tronti, Andrea Ventura, Giuseppe Vitaletti e Gennaro Zezza.

Mes, l'appello di 32 economisti italiani: "Non stiamo con Salvini, ma serve un cambio di rotta"

Nell’appello, gli economisti analizzavano i parametri scelti per l’intervento del Mes e l’eventualità che una ristrutturazione del debito pubblico, richiesta agli Stati in difficoltà in cambio degli aiuti previsti dal meccanismo, possa costituire un fattore di rischio per i mercati. “Il problema non è quali probabilità ci siano che l’Italia sia costretta a ristrutturare il debito: il fatto che venga rafforzata la possibilità che ciò accada è di per sé sufficiente ad aumentare il rischio-paese”. Nel mirino anche l’istituzione di una garanzia comune dei depositi, alla condizione (la proposta è tedesca) di attribuire un coefficiente di rischio ai titoli sovrani posseduti dalle banche. “Una scelta che causerebbe all’Italia una doppia crisi, sia bancaria che del debito, provocata esclusivamente da motivi regolamentari”.  Sul Mes sarebbe quindi opportuno porre il veto, un veto dal “significato di un rifiuto della logica che ha finora prevalso in Europa e che si è rivelata perdente dal punto di vista dell’efficacia.”

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