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Innovare e riscoprire il ruolo dello Stato: la ricetta vincente dell’economista di sinistra che piace anche a destra

Da dove arriva la ricchezza? Qual è il segreto per mettere in moto un processo di innovazione? Come possono il settore pubblico e quello privato lavorare spalla a spalla per dar vita a quelle economie dinamiche di cui tanto si parla? Domande che, nella maggior parte dei casi, abbiamo smesso di porci quando parliamo del capitalismo e dei suoi processi. E che invece sono di stretta attualità per Mariana Mazzucato, economista italo-americana e docente alla UCL di Londra. Una voce fuori dal coro che ha riassunto il suo pensiero in due libri: “Lo Stato innovatore” e “Il valore di tutto. Chi lo produce e chi lo sottrae nell’economia globale”.

Uno dei concetti alla base delle teorie della Mazzucato è il tentativo di scardinare una vecchia convinzione, fallace: quella che vede il settore privato agile e snello contrapporsi a uno pubblico pesante e poco efficiente. Al contrario, lo Stato si è rivelato in varie occasioni come una guida preziosa, un motore di crescita troppo facilmente sottovalutato. “La sinistra sta perdendo tante elezioni in giro per il mondo per un semplice motivo: si concentra troppo sul problema della redistribuzione e troppo poco sul tema della crescita”.

I politici non sono rimasti sordi agli appelli della Mazzucato, citata più volte negli ultimi discorsi della senatrice democratica Elizabeth Warren, una delle possibili candidate alle prossime presidenziali americane. Ma anche sul fronte repubblicano in molti si stanno interessando alle sue opere. Il problema, secondo l’economista, è che oggi gli investimenti pubblici sono ancora legati al vecchio modello, che prevede a monte un’analisi costi-benefici. Gli imprenditori ne approfittano. Ma gli strumenti per superare questo scoglio ci sono e la stessa Mazzucato lo ha dimostrato, presentando per esempio di recente alla Commissione Europea un nuovo strumento giuridico per indirizzare la ricerca in cinque missioni sul cancro, il clima, gli oceani, il suolo e le città a impatto zero.

“Ci serve una narrativa che non sia incentrata solo sulla spesa, ma su investimenti più strategici” insiste la Mazzucato. Che invita a creare nuove missioni per canalizzare gli investimenti su obiettivi specifici, ottenendo risultati concreti. Obiettivi che devono rispettare cinque diversi parametri: dovrebbero essere audaci e ispirare i cittadini, essere ambiziosi e inclini al rischio, avere un obiettivo e una scadenza precisi, essere interdisciplinari e intersettoriali e, infine, consentire la sperimentazione. Solo così si potranno affrontare e vincere le sfide contemporanee, a partire da quella lotta ai cambiamenti climatici in cui gli Stati sono attori fondamentali.

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