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Il Codacons vuole il rimborso degli abbonamenti in palestre e piscine per chi è costretto a casa dal coronavirus

Una battaglia che francamente suona alquanto strana in un momento così delicato, con più di mezza Italia costretta ad abbassare la saracinesca delle rispettive aziende e i cittadini bloccati in casa a causa del coronavirus, senza la possibilità di lavorare. Un’emergenza senza precedenti nel bel mezzo della quale il Codacons, il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, ha deciso di schierarsi per il rimborso di abbonamenti per palestre, corsi di ballo, piscine e attività sportive.

Il Codacons vuole il rimborso degli abbonamenti in palestre e piscine per chi è costretto a casa dal coronavirus

Come si legge infatti sul sito dello stesso Codacons, “gli abbonamenti per palestre, piscine, corsi di ballo, scuole calcio e altre attività devono essere rimborsati ai consumatori, in proporzione alla parte di servizio non usufruita a causa dell’emergenza coronavirus”. Il tutto a seguito dei tanti messaggi ricevuti, spiega il Coordinamento, da parte di utenti che hanno pagato per questi servizi senza poi poterne effettivamente usufruire a causa della quarantena imposta dal governo italiano.

Il Codacons vuole il rimborso degli abbonamenti in palestre e piscine per chi è costretto a casa dal coronavirus

Il Codacons ha anche pubblicato sul proprio portale il modulo attraverso il quale i consumatori possono richiedere ai gestori la restituzione parziale degli abbonamenti pagati, rimborso che deve essere proporzionale al periodo di chiusura delle strutture e quindi alla mancata prestazione dei servizi venduti. Nel caso in cui la struttura offra un prolungamento gratuito dell’abbonamento come forma di rimborso, l’opzione non sarebbe vincolante e la scelta se accettarla o meno spetterebbe al consumatore. Una presa di posizione che però, visto il momento, lascia perplessi.

Il Codacons vuole il rimborso degli abbonamenti in palestre e piscine per chi è costretto a casa dal coronavirus

Sì perché mentre tante famiglie faticano davvero ad arrivare a fine mese, con gli interventi del governo che in questo senso sembrano cosa davvero da poco, non si capisce come mai il Comitato stia portando avanti una battaglia del genere. I gestori di queste attività, costretti a casa da un mese e quindi privati degli incassi quotidiani, davvero dovrebbero proprio ora mettere mano al portafogli per rimborsare i soci, senza nemmeno poter proporre formule alternative al pagamento? Magari sarebbe meglio focalizzare le attenzioni verso altri consumatori e risparmiatori, quelli che in questo periodo stanno vedendo veramente messo a rischio il proprio futuro, soprattutto sotto il profilo economico. Non certo per il mancato rimborso dell’abbonamento in piscina o alla scuola calcio.

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