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“Tracceremo gli spostamenti”. Primo test in Italia (ovviamente) targato PD. Ecco dove e perché

Pubblicato il 15/05/2022 15:09

A Bologna si inaugura il progetto “Pollicino”, un’iniziativa promossa dal Ministero della Transizione Ecologica, Ministero delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, patrocinata dal comune di Bologna, dalla Regione Emilia Romagna e dalla Commissione Europea e in collaborazione con TPER e NordCom. In cosa consiste? Scopriamolo.
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Bologna città sperimentale

Come riportato da BolognaToday, la città emiliana sarà la prima a veder condotta tale sperimentazione. Si tratta della prima fase di raccolta dei dati della durata di 4-6 settimane in cui tutti i cittadini di Bologna maggiori di 16 anni vi possono partecipare. Il Sindaco, Matteo Lepore, si è così espresso in merito: «Per trasformare la mobilità della città in senso sostenibile, la collaborazione dei cittadini è un elemento fondamentale. Per migliorare la qualità dei servizi e progettarne di nuovi, più vicini al modo di muoversi delle persone, è necessario conoscerne le abitudini. Per questo la possibilità di condividerle, in modo del tutto anonimo, può consentire di avere una base di dati sulla quale progettare. Il progetto Pollicino rappresenta da questo punto di vista un’opportunità per Bologna e ringraziamo dunque i cittadini che aderiranno. È una sperimentazione nazionale che parte da Bologna ma che potrà essere applicata ad altre città. Siamo felici di poter fare da apripista su un tema fondamentale per raggiungere gli obiettivi della transizione ecologica».
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Privacy in cambio di “efficienza”

Sul tema è intervenuta anche l’Assessore alla mobilità di Bologna, Valentina Orioli, che ha evidenziato: «Il progetto Pollicino rappresenta un’occasione importante per fare il punto sul modo in cui si
muovono i cittadini a Bologna nella ripresa post Covid e a tre anni dall’approvazione definitiva del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile. In questo modo il Comune avrà dei dati aggiornati che sicuramente saranno utili alla città, che si appresta a sviluppare le linee strategiche del Pums, per una stagione di progetti attenta ad incentivare la mobilità sostenibile in tutte le sue forme e a pianificare più in generale lo spazio pubblico».
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Come funziona l’app

Per partecipare è necessario scaricare l’app IoPollicino e acconsentire alla geolocalizzazione del proprio smartphone. A questo punto bisognerà tenere operativa l’app per 7 giorni (affinché essa registri in maniera anonima tutti gli spostamenti quotidiani) e dedicare qualche minuto al giorno per controllare e validare i dati. Dopo 7 giorni d’indagine completati con successo sugli obiettivi proposti dall’app, il proprio contributo al progetto Pollicino potrà dirsi concluso e sarà possibile ricevere i premi offerti dai partner del progetto che ne sostengono le finalità: Decathlon, Corrente, Bomob, Tper, Natura Sì, Enjoy, Ridemovi, Roger e Librerie.coop. Tra le ricompense offerte figurano minuti gratuiti di carsharing e bikesharing, abbonamenti annuali al trasporto pubblico, esperienze sportive, abbonamenti mensili al parcheggio, nonché sconti per beni alimentari e culturali. Insomma, il solito scambio “dati personali-premi”.
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Qualcosa di già visto

Terminata la prima fase di raccolta dati, inizierà la fase di analisi che condurrà alla pubblicazione di un rapporto con i risultati del progetto e all’organizzazione di un evento pubblico aperto a tutti i cittadini bolognesi, previsto per fine 2022. Il progetto rappresenta un’iniziativa di “citizen science”, vale a dire la raccolta di dati relativi a un fenomeno di rilevanza collettiva da parte del pubblico stesso che partecipa ad un progetto “collaborativo”. L’ironia è che nella citizen science, che dovrebbe favorire un processo di “costruzione della conoscenza”, il pubblico devolve il proprio lavoro ma soprattutto i propri dati sensibili a entità online private che li assimilano come big data. Tale meccanismo ci è familiare ed è già stato reso possibile dalla politica “discutibile” (per usare un eufemismo) del Green Pass, grazie al quale i nostri dati sono finiti nelle mani dell’Agenzia delle Entrate.
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Il prezzo dell’innovazione

Sappiamo che Bologna non è l’unica, anche la Capitale aveva proposto un progetto simile. Purtroppo tutto questo si presenta come un’innovazione, un modo per facilitare la vita degli individui, ma l’esperienza del Green Pass ci fa pensare che potrebbe essere il motore di avviamento verso qualcosa di diverso. Qualcosa di assimilabile al controllo totale del modello cinese, che di certo non trova riscontro in un sistema che dovrebbe essere definito “democratico e liberista”. Il risvolto della medaglia c’è sempre e spesso il prezzo da pagare viene sottovalutato.

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