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Nordio: “Senza aiutini giudici non fanno carriera”. La denuncia dell’ex procuratore

Le intercettazioni pubblicate delle telefonate tra l’ex presidente dei magistrati, Luca Palamara, e i suoi autorevoli colleghi hanno creato un terremoto politico e istituzionale, scoprendo le carte su un sistema di cui tutti sapevano ma che non si era riusciti ancora a far emergere ufficialmente. In questo clima, dunque, arrivano le parole – mai scontate – dell’ex procuratore di Venezia Carlo Nordio, uno che ha fatto carriera mantenendosi sempre distante dai giochi tra toghe e politica, e che ha rilasciato un’intervista a Pietro Senaldi pubblicata su Libero. Nordio è in pensione da tre anni, scrive di giustizia e cultura per Il Messaggero e nell’intervista interviene proprio sulle dinamiche interne a magistratura e politica. “Lo scandalo delle intercettazioni di Palamara rivela una situazione nota a tutti, denunciata da alcuni e mai rimediata da nessuno. Che il Consiglio Superiore della Magistratura sia l’espressione delle correnti che governano l’Associazione Nazionale dei Magistrati e che la spartizione delle cariche fosse procedura consolidata lo sapevano anche le pietre”.

Spiega Nordio: “Mentre la lottizzazione spartitoria tra correnti, benché vituperevole, era arcinota, qui per la prima volta assistiamo a un giudizio di merito di un magistrato sulla colpevolezza di un indagato. Quanto Palamara dice su Salvini è agghiacciante, e vulnera in futuro la credibilità di ogni processo nei confronti di un politico. La conseguenza più rilevante di tutta questa storia sarà la perdita totale di fiducia nella Giustizia. E ogni altro politico indagato non saprà mai, ma potrà sospettarlo, se il suo giudice abbia ricevuto telefonate da Palamara, o da altri ai quali non era stato applicato il trojan”.

Poi Nordio interviene sulla questione più delicata: come in Italia i magistrati fanno carriere e come si diventa presidente dei magistrati: “Per pura contrattazione correntizia, scambio di favori e di promesse”. È normale che l’Anm determini le carriere dei magistrati?, chiede Senaldi. E Nordio risponde: “È normale perché così avviene normalmente. Ma non è certo giusto e nemmeno intelligente né utile”. Sostanzialmente, si sta affermando che ogni magistrato arrivato a ruoli importanti ha uno sponsor politico interno alla categoria, e magari anche esterno… “Sì, ma questo non significa affatto che sia un incapace. Anzi, molti colleghi di rango apicale sono bravissimi e onestissimi, ma le loro nomine sono pur sempre frutto di accordi correntizi. Palamara ha citato il capo della Procura di Milano. Conosco Greco e lo considero un pm di eccezionale preparazione giuridico-economica, e di capacità organizzativa. Come lo erano Bruti Liberati e Borrelli. Ma ci domandiamo: è possibile che la procura di Milano, che è ormai più importante di quella di Roma, sia da trent’anni diretta da magistrati di MD?”.

Continua Nordio nella sua analisi su Libero: “Il prestigio della magistratura oscilla da tempo. Con il terrorismo eravamo ai massimi. Poi con il caso Tortora siamo calati. Siamo tornati in auge con Tangentopoli. Oggi siamo al minimo del minimo. E temo che non sia finita. Il potere è una forte attrattiva, e la politica, debole e codarda, l’ha consegnato a noi su un piatto d’argento, peraltro spalmato di veleno. Chi si ritiene moralmente superiore facilmente sconfina nel fanatismo. E il fanatico fa più danni del delinquente”. Poi la chiosa finale: “L’indipendenza e l’autonomia della magistratura sono favole vuote. I magistrati sono indipendenti dal potere politico perché questo non li può toccare, ma sono dipendentissimi dall’Anm e dal Csm, che hanno in mano carriere, incarichi e promozioni. Qualcuno reagisce, ma la più parte si adegua, anche perché se sgarri provano a metterti in riga”.

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