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Mes, il Fondo “Salva Stati” che fa paura all’Italia: come funziona e perché può diventare una trappola

L’Italia deve davvero avere paura della riforma del Mes attualmente in discussione? Gli allarmi, in questo senso, sono stati tanti. E sono arrivati da personaggi non certo catalogabili come anti-europeisti. Pensare all’economista Giampaolo Galli, in passato direttore generale di Confindustria e parlamentare Pd e oggi vicino a Carlo Cottarelli, che ha parlato di una “gabbia finanziaria” per il nostro Paese. O del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che ha parlato di “rischi enormi” per lo Stivale. Ma cos’è, di preciso, questo Mes di cui si parla tanto?

Il Meccanismo Europeo di Stabilità, detto anche “Fondo Salva Stati”, è di fatto una sorta di Fondo Monetario Internazionale in salsa europea. Nato nel 2012, ha l’obiettivo di dare sostegno agli Stati membri qualora dovessero trovarsi in situazioni di crisi finanziaria e rischio default. Un organismo a linea prevalentemente tedesca al quale un Paese può quindi bussare qualora avesse bisogno di una linea di credito e che al momento vanta circa 160 dipendenti. L’Italia ha contribuito fortemente al suo sviluppo, sostenendolo con 14 miliardi di euro (più di noi hanno dato solo Francia e Germania).

A Bruxelles si sta discutendo, anche se ancora in via ufficiosa, di una riforma che renderebbe di fatto più stringenti i requisiti necessari per accedere agli aiuti e in particolare per attivare la PCCL (Precautionary Conditioned Credit Line), un sistema di sostegno finanziario in caso di turbolenze nel mercato del debito di un Paese dell’Eurozona. Condizioni che comprenderebbero deficit inferiore al 3% da almeno due anni, rapporto deficit/PIL sotto il 60% e nessuna procedura d’infrazione in corso. E se uno Stato non dovesse rispettare tali parametri? In quel caso il Mes potrebbe comunque prestare dei soldi, ma solo a garanzia di una ristrutturazione del debito pubblico.

Secondo Galli, una ristrutturazione del debito pubblico per un Paese come l’Italia, dove il 70% del debito è detenuto dai cittadini che hanno una storica propensione al risparmio, rischierebbe di avere effetti devastanti proprio sui capitali messi da parte negli anni dagli italiani, una vera e propria “calamità che impoverirebbe la popolazione”. Conte, ad oggi, sostiene di non aver firmato nulla e parla soltanto di confronti in corso tra le varie parti. Sul tema, però, è necessaria una presa di posizione netta, decisa. Un veto che andrà posto in Parlamento per evitare che vengano messi a rischio i soldi dei cittadini e sul quale i partiti non devono avere esitazioni.

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