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“Ho perso il lavoro, sono diventato un clochard, e ora…”. La storia di Mario

Quella di Mario P., 40 anni, molisano di origine, ma romano di adozione, è la storia di chi è riuscito ad affrancarsi dalla strada e dalla miseria. L’ha raccontata a Repubblica, e val la pena riprenderla, soprattutto in alcuni punti, perché spiega molto bene la condizione di tanti italiani. Quelli dimenticati, quelli che con le passerelle della politica ci fanno ben poco. “La mia vita era perfetta. A un tratto, mi sono ritrovato senza lavoro e senza stipendio. I pochi soldi racimolati non mi hanno permesso di coprire l’affitto. Mi hanno sbattuto fuori di casa. Dal Nord sono venuto a Roma per cercare un lavoro, ma non ho avuto fortuna”.

Continua Mario: “Senza un euro in tasca, né vestiti, coperto solo della mia umiltà, ho trovato all’ospedale Policlinico riparo dal freddo, insieme ad altri clochard. Poi, un giorno, sono andato all’associazione di Claudia Koll, Le Opere del Padre, per chiedere un pasto caldo e degli indumenti. È stata lei a trovarmi un posto dove dormire. Ora, consegno pacchi alimentari alle famiglie in difficoltà. E ho ripreso in mano la mia vita”.

Racconta Mario: “L’idea di dormire in ospedale doveva restare tale o una soluzione temporanea di un giorno, al massimo due. E invece, in quella casa di cartone io ci sono rimasto due mesi. Mi sentivo inutile e mi vergognavo di me stesso”, confida. Come lui, anche altre persone socialmente fragili cercano di costruirsi un futuro: “Al centro siamo 11 – ricorda Mario – più che una squadra di calcio, siamo una famiglia allargata. Ho legato con tutti, ma con Thomas e Gianluca ho un rapporto speciale. Quest’ultimo ha 64 anni, è il padre che non ho più”.

Conclude Mario: “Spero di trovare presto una stanza per lasciare il mio posto in dormitorio a chi ha perso la speranza. E sto tornano ad essere la persona solare che ero quando facevo l’agente di commercio”. Del vecchio mestiere gli mancano “le relazioni sociali con il clienti e i viaggi in macchina”.

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