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Un terzo degli italiani ha perso il lavoro temporaneamente o permanentemente. L’indagine che fa tremare l’Italia.

Il lavoro oggi è sicuramente al centro di una condizione generale di disagio e di preoccupazione per il futuro. Dall’indagine del think tank europeo Eurofound “La vita, il lavoro e il Covid-19” emerge il quadro di un “Paese che ha perso speranza e ottimismo, che non ha più fiducia nell’Unione Europea ed è veramente preoccupato per il lavoro”, dice Massimiliano Mascherini, ricercatore di Eurofound.

I dati riportati dalla Repubblica sono allarmanti: il 34% degli italiani intervistati ha perso il lavoro temporaneamente o permanentemente a causa dell’epidemia, rispetto al 28% della media europea.

E “il peggio deve ancora arrivare”, spiega con parole più morbide Giuseppe Conte alla terza giornata degli Stati Generali. “L’Italia sta faticosamente uscendo da uno choc senza precedenti. Gli effetti della crisi devono ancora dispiegarsi nella loro interezza, ce lo dobbiamo dire”. Nessuna risposta certa per negozzianti e piccole imprese, prosegue il premier dicendo: “L’incertezza c’è e peserà ancora. Non è sufficiente sbloccare il lockdown. Il cicuito dei consumi non si riattiva subito”.

La prima ondata, implora Confcommercio, ha messo a rischio “un milione di posti di lavoro”. Il Corriere della Sera riferisce che ad “Aprile le vendite al dettaglio sono calate del 10,5% rispetto a marzo e nel trimestre febbraio-aprile del 15,8%.

Ed è proprio ora che tutto sta crollando che il governo chiede di ‘aspettare’ volgendo “lo sguardo verso obiettivi di medio e lungo periodo”, quando arriveranno nelle casse i soldi di Bruxelles. “Sta per arrivare il Recovery Fund”, così l’economia italiana e gli italiani devono aspettare “settembre” per la “presentazione di un piano tutto italiano a cui è necessario che le imprese siano partecipi”. Adesso per Conte è tempo di “progettare una nuova normalità”.

Nel frattempo, tra un colpo di bolletta e l’altra, riduzione dei salari, crollo dei fatturati per le imprese, ai cittadini deve bastare di sapere che il premier promette “risposte efficaci alla crisi” e che l’Italia “è al secondo posto in Europa per gli impegni finanziari assunti”.
Se le promesse delle intenzioni del domani sono le stesse di quelle di ieri, non c’è molto da sperare. Abbiamo già potuto constatare quanto siano grandi le difficoltà dell’esecutivo a mettere al riparo l’economia reale. L’erogazione di denaro finora promesso si è schiantato sulla incosistenza della potenza di fuoco del governo. Perchè un governo che non dispone di una Banca Centrale che crea moneta dal nulla, non potrà mai risolvere l’impatto di una crisi che sarà profondissima. Quando lo Stato si priva dei veri poteri, resta lo Stato burocrate. A noi serve uno stato forte.

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