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La Dad ha lasciato indietro il Sud: il 34% dei ragazzi non ha tablet e pc

Un acronimo che abbiamo sentito e risentito con cadenza quotidiana, onnipresente sui giornali e nei tg. Ma dietro quella parola, Dad, pure benedetta dai governi Conte prima e Draghi poi, si nasconde l’ingiustizia di un’Italia che marcia a due velocità, con il divario Nord-Sud accentuato dalla decisione di insistere con la didattica a distanza, dietro lo schermo del computer. Perché come evidenziato dall’ultimo report Svimez, l’associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno, è proprio nel Meridione che vive il 34% dei ragazzi con famiglie prive di dispositivi informatici e con i titoli di studio più bassi. Tagliati fuori, in questi mesi, dalle attività scolastiche.

Un dislivello che non sembra aver preoccupato troppo il governo, che dei problemi del Sud nell’accesso alla didattica a distanza non sembra interessarsi. E che però, secondo Svimez, rischia di escludere dal percorso formativo “un terzo dei ragazzi italiani, con conseguenze rilevanti nei prossimi anni sui tassi di dispersione scolastica”. Un dramma confermato anche dai dati dell’associazione Save The Children, che si batte anche sul fronte dell’assistenza ai giovani che rischiano di abbandonare precocemente gli studi.

Elaborando le statistiche del Miur dall’inizio dell’anno scolastico al 25 aprile, Save The Children ha infatti evidenziato come su otto grandi città constantemente monitorate, Napoli, Bari e Reggio Calabria occupino in maniera stabile il fondo della classifica della scuola in presenza. Un’Italia “molto diseguale”, quella raccontata dalla direttrice dei programmi Italia-Europa della onlus Raffaela Milano. Dove, per esempio, i bambini baresi della scuola dell’infanzia hanno potuto frequentare in presenza 66 giorni sui 144 previsti, contro i 135 dei loro coetanei di Milano. E ancora: gli studenti delle medie a Napoli sono entrati in classe 49 giorni su 134, contro i 134 su 145 dei romani.

Un trend non nuovo, ma che la pandemia ha esasperato fortemente. I dati del tempo pieno scolastico 2018/2019 evidenziavano già differenze nella penisola, con il Molise all’ultimo posto per il numero di alunni che ne usufruiscono (7,78%), preceduto a stretta distanza da Sicilia (7,97%), Puglia (15,58%), Campania (16,3%), Abruzzo (18,5%) e Calabria (22,8%). Il Prr del governo Draghi prevede, al momento, un miliardo di euro per il tempo pieno. Un investimento che, però, secondo Milano rappresenterebbe “soltanto il primo passo”.

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