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Chi sta comprando le nostre case. Pronto l’assalto al patrimonio immobiliare degli italiani. Il retroscena

Pubblicato il 14/03/2024 18:54 - Aggiornato il 14/03/2024 19:25

Ora che il Parlamento europeo, per congedarsi, ci ha lasciato in dono l’approvazione definitiva della controversa, discutibile e assai onerosa Direttiva sull’efficientamento energetico, quella sulle cosiddette case green, il rischio si fa sempre più evidente: si stima fra i 35 e i 65 mila euro di lavori la spesa che i proprietari degli immobili dovrebbero sostenere, interventi costosissimi, sicché i grandi fondi speculativi stranieri sono già pronti a mettere le mani sulle nostre (in teoria) case. Il mattone è il bene-rifugio per antonomasia dei risparmiatori italiani, un patrimonio privato unico nell’Unione europea, quello italiano, composto da 78 milioni di unità immobiliari, più della metà delle quali è costituito da abitazioni. Non poteva tutto ciò, con la leva fornita da Bruxelles, destare l’attenzione e l’interesse dei fondi stranieri, quelli del mondo arabo in testa. Inutile aggiungere che un edificio non a norma vedrebbe il proprio valore quasi dimezzato: per la Codacons si potrebbe arrivare ad una svalutazione fino al 40%. Una sorta di “rottamazione” delle case. (Continua a leggere dopo la foto)

Shopping in Italia

In realtà è una tendenza in corso già da anni: basti pensare alla avveniristica realizzazione del complesso CityLife nell’area di porta Nuova a Milano, riconducibile al fondo sovrano del Qatar, che ha investito pesantemente anche in Costa Smeralda. Ma c’è una differenza sostanziale, dettata dal fatto che ora l’interesse è indirizzato proprio il mattone di proprietà individuale. E a prezzo stracciato, giacché la mancata osservanza degli interventi di efficientamento, o la loro realizzazione parziale, svaluteranno gli immobili. “Il potenziale di fuoco di questi attori è devastante: si parla di 4.500 miliardi di euro, qualcosa come 2,8 volte il Pil italiano”, secondo una inchiesta condotta da Alessio Gallicola su Il Tempo, di cui è il vice direttore. All’incirca 2,15 milioni di immobili presenti nel nostro Paese sono anteriori al 1918, secondo il portale scenarieconomici, necessiterebbero interventi importanti. Il report della Banca d’Italia sulla ricchezza delle famiglie italiane dimostra come gli immobili rappresentino quasi la metà della ricchezza lorda delle famiglie italiane. Tra i 78 milioni di unità immobiliari di cui abbiamo scritto, solo poco meno di dieci milioni non generano valore. Il resto ha prodotto rendite catastali per oltre 38,3 miliardi. Ma, ora, gli arabi sono pronti ad una nuova sessione di shopping sul patrimonio immobiliare del nostro Paese. (Continua a leggere dopo la foto)

I principali Fondi sovrani

Sarebbero 42 i fondi sovrani, per lo più appartenenti al mondo arabo, pronti a comprarsi l’Italia, secondo tale inchiesta. Tralasciando qualsiasi considerazione sulle enormi violazioni dei diritti umani nei Paesi del Golfo, non si può non pensare a quelle forme di soft power che sottendono a questo genere di acquisizioni: ad esempio, gli emiri del Qatar hanno portato a casa un controverso mondiale di calcio e con l’acquisizione del Paris Saint Germain e di altre squadre stanno tentando, appunto, di dare una sbiancata alla propria immagine, dato che il Qatar è notoriamente finanziatore dei Fratelli Musulmani. Nel mondo arabo, per la massiccia iniezione di liquidita grazie al petrolio, i fondi più ricchi sono: Adia, ovvero l’Abu Dhabi Investment Authority, con 708,75 miliardi di dollari, la Kuwait Investment Authority (Kia) con 708 miliardi e il Public Investment Fund dell’Arabia Saudita. Nel 2022 le operazioni sono raddoppiate a 52 miliardi (erano 22 miliardi nel 2021).

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