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Su 500mila immigrati, ricollocati 13mila. Trattato di Dublino, la fregatura dell’Ue all’Italia

Per chi non avesse ancora ben chiaro il fallimento del Trattato di Dublino, ecco alcuni numeri che arrivano a dare la cifra dei danni provocati da questo modo di gestire l’immigrazione. Su oltre mezzo milione di persone sbarcate negli ultimi cinque anni in Italia, soltanto 13.500 sono state effettivamente redistribuite in Europa. Detto in altri termini: neanche 3 su 100. Sostanzialmente è l’ennesima fregatura che l’Ue ha dato all’Italia. La promessa era la redistribuzione, la realtà è che tutti restano in Italia. Poi è arrivato l’accordo di Malta, salutato dal governo e dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese come la risoluzione di tutti i mali, e che è stato invece un altro flop.

Sempre per dare altri numeri, a certificare il fallimento di queste misur emesse in campo da governo e Ue, basti ricordare che solo quest’anno l’immigrazione ha portato in Italia 21000 persone. Intanto, alla finestra c’è un altro piano dell Commissione europea per l’immigrazione. Su cosa si fonda? Sull’ennesima illusione di un meccanismo di redistribuzione obbligatoria dei migranti che sbarcano nei Paesi di arrivo. Come andrà a finire? Che il negoziato sarà un’altra volta una mazzata per l’Italia che dovrà sobbarcarsi il costo di questa gestione. Non solo di chi ha diritto all’asilo, ma anche dei cosiddetti migranti economici.

Alessandra Zeniti su Repubblica (e non su un quotidiano sovranista) ricorda che “anche qui basta un numero: 1828 (717 dei quali tunisini e 384 albanesi) quelli riportati in patria nel 2020 dall’Italia. Non c’è un’altra soluzione per lasciarsi alle spalle il Regolamento di Dublino, quello che – nel 2013 – ha sancito che debba essere il Paese di primo approdo a farsi carico della richiesta d’asilo e dell’accoglienza di chi ne ha diritto. Chi (e sono stati e sono tantissimi), sbarcato in Italia, ha provato a oltrepassare i confini e a stabilirsi in altre Paesi europei, se individuato, va rimandato indietro”.

Le sanzioni per chi non accoglie, l’Ue poi non le ha mai applicate. Ma il fallimento del Regolamento di Dublino non è solo una questione di numeri. “Il sostanziale cambiamento delle rotte migratorie – analizza ancora Zeniti – dalla Libia alla Tunisia, ha modificato sensibilmente la tipologia delle persone che sbarcano in Italia, rendendo ancora più complicata la loro redistribuzione in Europa. E ancora: c’è un altro minus che l’Italia chiede all’Europa per non restare ancora una volta con il cerino in mano. Le ricollocazioni devono riguardare tutti coloro che arrivano e non solo – com’è stato finora – coloro che vengono soccorsi in mare da navi umanitarie”.

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