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“Illegittimi i DPCM: violata libertà e diritti Costituzionali”. L’ordinanza del Tribunale di Roma

Dpcm, un’espressione che ci siamo sentiti ripetere molto spesso ultimamente. Molto più di quanto avremmo voluto. Proprio in virtù di quanto con questi strumenti ci hanno privato delle fondamentali libertà, è bene chiarire la loro natura. 

Accade in un Tribunale di Roma, che per un contenzioso civile, in cui è finito un esercizio commerciale da sfrattare per morosità (causa mancato pagamento canoni vista la chiusura per Covid), un giudice sia entrato appieno nella questione della pandemia e abbia dichiarato la piena illegittimità dei DPCM di Conte e del suo Governo.

Il giudice infatti, interrogando la legge, ha sottolineato come “i Dpcm siano viziati da violazioni per difetto di motivazione”. “I DPCM sono in realtà atti viziati da molteplici profili di illegittimità e, come tali, caducabili. Punto quindi indiscusso è che le libertà fondamentali degli individui siano state compresse attraverso un DPCM”, scrive il giudice.

I Dpcm nei fatti sono, come li definisce Affari italiani, “acqua fresca”. Dal punto di vista  giurisprudenziale, della legge, non producono effetti reali e concreti, perchè “non sono di natura normativa ma hanno natura amministrativa. Per funzionare, dovrebbero per forza di cosa far riferimento ad una qualche legge”, spiega Affari italiani. Ma non è così. 

Nei fatti, però, comprimono i diritti costituzionali e producono effetti reali sulle persone e le loro attività, costretti a chiudere, come nel citato caso, per l’azione di controllo delle Forze dell’ordine. Insomma, il giudice romano sostiene che “i DPCM hanno imposto la compressione dei diritti fondamentali degli Italiani in palese violazione della Carta Costituzionale”. 

Nel verbale dell’ordinanza (causa civile nrg 45986/2020) del 16 dicembre 2020, si legge: “Anche i DPCM che disciplinano la cd. Fase 2 sono, ad avviso di questo giudicante, di dubbi costituzionalità poiché hanno imposto una rinnovazione delle limitazioni dei diritti di libertà che avrebbe invece richiesto un ulteriore passaggio in Parlamento diverso rispetto a quello che si è avuto per la conversione del decreto “Io resto a casa” e del “Cura Italia”.

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