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Il Governo uccide i ristoranti

Di Gianluigi Paragone.

Sono tornati i ristoratori. Sul piede di guerra. Ed era normale perché alla fine il comparto della ristorazione, dei locali in generale e delle discoteche, sta pagando un prezzo assurdo ai deliri normativi di un governo dove il buon senso è parecchio passato di moda.
I ristoratori si stanno ritrovando nella situazione di un anno fa dove le bollette aumentano spaventosamente nonostante la propaganda di taluni nella maggioranza (non hanno capito che per tagliare le bollette bisogna drasticamente abbattere gli oneri di sistema come da me proposto tante volte in emendamenti?), le cartelle esattoriali riprendono ad arrivare con la solita puntualità (altro che stralci), le banche non mollano la presa; e di contro i clienti diminuiscono. Perché diminuiscono? (Continua dopo la foto)

I motivi per cui le prenotazioni saltano sono essenzialmente tre: ci si ammala di Covid; si entra a contatto con un positivo e quindi si deve fare una qualche quarantena; non si ha il super green pass. Poi ci sono quelli a cui sta proprio passando la voglia: onestamente di piacevole non c’è nulla quando sai che di punto in bianco arrivano i controlli di polizia locale e forze dell’ordine: “Esibisca super green pass e documento d’identità, grazie”. Roba che se devi mangiare con gente in uniforme che fa i controlli siamo davvero a livelli da Unione sovietica.
Io penso che al governo si dividano tra incapaci e… scollati dalla realtà (per essere gentili). Speranza è l’esempio più lampante di incapace, come Draghi lo è della quota “scollati dalla realtà”. La somma dei due profili produce comunque il disastro che si sta compiendo. (Continua dopo la foto)


Onestamente non capisco cosa gliene freghi al governo di farmi mangiare in un dehors sotto un fungo riscaldante col solo green pass invece del super green pass: saranno fatti miei se saremo in pochi a starcene fuori dai locali riscaldati, o no? Se vogliamo correre il rischio di mangiare la pasta fredda. Così come cosa costa consentire a Trenitalia o a Italo di riservare ai non vaccinati una o due carrozze, visto che pure i treni non si riempiono più come qualche mese fa. Oppure ancora a Ita – salvata coi soldi anche di chi non è vaccinato – di fare tamponi e far salire chi è negativo a prescindere dalla puntura. (Continua dopo la foto)


Ovviamente le risposte sono di due tipi: il non vaccinato va convinto anche con la coercizione; il non vaccinato… contagia. Siamo in presenza di due corbellerie: chi ha deciso di non vaccinarsi ormai tirerà dritto perché ormai la questione è diventata “politica”, nel senso che – e arrivo indirettamente alla seconda questione, cioé quella del contagio – le contraddizioni della campagna vaccinale sono sotto gli occhi di tutti e non si vuole cedere alla costrizione. Non è più un mistero che la protezione del siero fosse decisamente più ridotta rispetto alla durata del green pass, con la conseguenza che i vaccinati andavano in giro scoperti da quella immunizzazione tanto strombazzata, con progressivo e consequenziale aumento dei nuovi positivi. A questo dunque vanno aggiunte le considerazioni circa la non perfetta compatibilità del vaccino rispetto alla variante Omicron e l’ingresso di nuovi farmaci di contrasto al Covid (tra cui il siero “vecchia formula” Novavax).
Da qui dunque la domanda: ha senso bloccare di fatto una economia che annoda agroalimentare, turismo, divertimento e che interessa percentuali significative di forza lavoro? La protesta dei ristoratori ci obbliga a riflettere su quello che realmente stanno combinando al governo nel nome del rilascio dell’economia. Io finora vedo solo fanatismo e insuccesso.

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