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Il Governo lascia gli artisti a casa mentre i gestori si fregano le mani

di Ludovico Vicino.

Mentre il Paese si ritrova con l’acqua alla gola dopo settanta giorni di chiusura forzata, c’è una sparuta combriccola che, persino adesso, riesce a portare altro fieno in cascina. È il comitato d’affari dei soliti noti, degli amici degli amici, di quelli che grazie agli agganci in un Governo compiacente riescono sempre e comunque a cascar in piedi. Fra garanzie statali concesse a FCA e affari della famiglia Marcucci (PD) nella produzione del plasma iperimmune, giorno dopo giorno assistiamo a uno scenario sempre più deprimente, naturalmente con il tacito benestare di quelli della scatoletta di tonno.

Fra i tanti scempi normativi messi in campo da Conte e compari, però, ce n’è uno particolarmente odioso che, pur riguardando il mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento, è rimasto lontano dai riflettori. Il decretone di marzo, infatti, prevede che chiunque abbia acquistato biglietti per eventi che si sarebbero dovuti tenere nei mesi del lockdown non abbia diritto a rivedere indietro il becco di un quattrino. Avete capito bene: l’articolo 88 del DL del 17/03/2020 sancisce chiaramente che chi ha comprato titoli d’accesso a concerti e spettacoli non possa pretendere un rimborso monetario ma soltanto un voucher spendibile entro un anno.

Ora, non servono grossi sforzi per capire che questi voucher saranno carta straccia visto che gli eventi non sono stati rimandati ma semplicemente cancellati. Con un articolo di poche righe, il Governo è riuscito a prendere due piccioni con una fava. Ha segnato un nuovo record emanando uno dei provvedimenti più punitivi di sempre nei confronti dei consumatori, che infatti adesso reclamano giustizia attraverso le associazioni di categoria. Al contempo, scaricando di fatto il rischio d’impresa sui consumatori, il decreto ha assicurato agli organizzatori degli eventi cancellati incassi cospicui a fronte di spese che non sono state sostenute. Così mentre artisti, fonici, tecnici e operatori sono rimasti a casa, i grossi gestori hanno potuto continuare a batter cassa.

Davanti a tutto questo, vien da ridere al pensiero del Ministro Franceschini che annuncia trionfale lo stanziamento di venti milioni – una miseria – a sostegno delle arti performative. Ma non dobbiamo esser troppo severi e, anzi, con grande onestà intellettuale dobbiamo riconoscere merito al merito. Un settore dello spettacolo a cui questo Governo sta effettivamente fornendo un supporto concreto c’è. Quello dei pagliacci.

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