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“Il Covid a Wuhan già in agosto”. Lo studio di Harvard svela i silenzi della Cina

Pubblicato il 10/06/2020 11:35

Diventano sempre più un giallo le vicende legate al Virus.

Secondo una ricerca della Harvard Medical School che viene riportata dalla Stampa, il coronavirus circolava a Wuhan già da agosto 2019. Lo studio, ancora in fase di valutazione “peer review”, basa le proprie tesi sulle ricerche internet e immagini satellitari registrate. Guardando le immagini satellitari si nota un incremento netto dei veicoli parcheggiati in ben cinque ospedali di Wuhan tra agosto e dicembre 2019. Mentre a dicembre risulta rilevante un picco di ricerche condotte su Baidu, l’equivalente di Google in Cina, riguardanti i sintomi del coronavirus, come la parola tosse e diarrea (“quest ultimo è un sintomo specifico che non può essere ricondotto a una qualsiasi influenza stagionale”, spiegano gli stessi ricercatori).

Alla luce dei fatti, la Cina, entra in quarantena il 23 gennaio e lo stato di Pandemia viene dichiarato solo 11 marzo. 

Per fare un po’ di chiarezza guardiamo la ricostruzione temporale di alcuni eventi significativi proposta dalla Stampa. Ufficialmente le prime comunicazioni inviate da Wuhan agli ospedali per informare della presenza di “una polmonite di causa sconosciuta”, risalgono al 30 dicembre. Lo stesso giorno all’interno di una struttura c’è il sospetto di un’infezione da coronavirus. A questo punto inizia a circolare tra l’ambiente medico la foto delle cartella clinica del paziente. Un’oculista, Li Wenliang, avverte i suoi colleghi di prepararsi a indossare i dispositivi di protezione perchè è possibile che ci sia il pericolo di un’epidemia. L’oculista verrà covocato in seguito dalla polizia e “accusato di affermare il falso e attentare l’ordine pubblico”. L’uno gennaio anche i messaggi di allerta della dottoressa Ai Fen vengono soffocati. La donna viene “convocata dal Comitato disciplinare del suo ospedale e accusata di diffondere dicerie” sul virus. “Con la stessa accusa,  risulta che otto persone vengono arrestate”. 

Mentre l’Oms alza il livello di allerta per potenziale epidemia e “il mercato di Huanan viene chiuso perchè dichiarato possibile focolaio, il 10 gennaio l’esperto di malattie respiratorie, scelto dal governo Wang Guangfa, dichiara alla televisione di stato che la situazione è ‘sotto controllo”. 

11 giorni dopo, lo stesso ammetterà di aver contratto il virus. Solo a questo punto “il presidente si rivolge alla nazione e i cinesi sanno che il virus si trasmette da uomo a uomo”.

È evidente che la vicenda non finirà qui, rimangono troppe ombre ad oscurare i fatti e interrogativi non chiariti. Soprattutto in virtù dei disastrosi danni economici e non solo che tutto ciò ha comportato.